Corea
del Nord.
Ultimo paradiso
di
Claudio
Antonelli
(Canada)
16.02.07
- Il diavolo
è
veramente
così
brutto come
lo si dipinge?
O detto
altrimenti:
la Corea
del Nord
- paese-feudo
di Kim Jong-il,
succeduto
al padre
Kim II Sung
- è
veramente
una sorta
di caserma,
dove dominano
conformismo,
paura, miseria?
La risposta
che ci dà
il docente
universitario
di Trieste
Maurizio
Scaini,
in una prestigiosa
rivista
accademica
italiana
di geografia,
è
un sonoro
no (Interpretando
la Corea
del Nord.
Stalinismo
orientale
e segnali
di apertura
verso occidente
in Ambiente,
Società,
Territorio,
maggio/giugno
2005, pagg.
13-18).
Per Scaini
la Corea
del Nord
è
un paradiso,
staliniano
sì
ma pur sempre
paradiso.
Nel corso
di una visita
guidata
nellultima
spiaggia
dellortodossia
comunista,
Scaini si
trova a
contatto
di un
popolo in
festa, gioioso,
disteso.
Incontra
gente
orgogliosa
e motivata.
Il professore
universitario
di Trieste
non si accontenta
dellabbagliante
facciata
del quadro.
Cerca di
più
ma non vi
trova nessuna
ombra: Cerco
invano i
sintomi
di una presunta
miseria
e diffidenza
verso gli
stranieri.
Trovo, invece,
una sobria
dignità
e una velata
curiosità
nei miei
confronti.
Continua
ditirambico:
La
delinquenza
è
pressoché
assente,
i problemi
principali
sono creati
da qualche
ubriaco
che magari
canta a
squarciagola
canzoni
patriottiche
durante
la sera.
Però
qualche
problema
lo hanno
anche i
nordcoreani:
I
ristoranti,
specie nei
giorni di
festa, sono
affollati
e in alcune
sere non
è
facile trovare
posto.
Proprio
come in
Italia o
in Canada,
vien fatto
di pensare.
Ma il paragone
possibile
con lOccidente
si ferma
lì,
perché
per il resto
la vita
dei lavoratori
nordcoreani
è
incomparabile:
I
ritmi di
lavoro sono
blandi,
le soste
lunghe.
Nei campi
ci sono
piccoli
gruppi di
persone
sedute che
parlano
tra loro,
fanno merenda
o guardano
semplicemente
gli animali
al pascolo.
I bambini
giocano,
gli anziani
fumano e
li osservano
silenziosi.
Camminano
tutti piano,
senza fretta,
con uno
zainetto
o lattrezzo
di lavoro
sulle spalle,
fermandosi
volentieri
per scambiare
qualche
parola con
chi incontrano
lungo il
tragitto
o per rispondere
ai saluti
che provengono
dai turisti
sul treno.
I
benefici
offerti
dallo stato
sono notevoli
e coprono
totalmente
i costi
di fabbisogni
fondamentali
come sanità,
scuola,
abitazione.
La maternità
è
tutelata
con periodi
di congedo
ripetuti
e piuttosto
lunghi.
UnArcadia,
insomma.
E il totalitarismo
orwelliano
di cui parlano
tanti giornalisti
occidentali
in visita
in quel
Paese? Maurizio
Scaini,
che parla
di malafede
dei giornalisti
occidentali,
osserva
una realtà
molto diversa:
Quando
parliamo
di politica
non cercano
di convincermi,
mi descrivono
semplicemente
la loro
realtà.
Sono esponenti
autentici
di un popolo
raccolto
intorno
al proprio
paese, al
Grande e
al Caro
Leader,
allideologia
Djoutché.
Nel paese
non vi sono
detenuti,
o quasi:
La
pena di
morte non
esiste,
le prigioni,
almeno quelle
comuni,
sono poche
e di solito
si preferiscono
altre forme
di rieducazione,
come il
lavoro in
campagna
o il confino.
I visitatori
occidentali
in genere
criticano
le strutture
monumentali
del regime
create
dicono
per pura
megalomania
da Kim padre
e continuate
da Kim figlio.
Per Scaini
si tratta
invece di
opere architettoniche
più
che valide:
le
soluzioni
architettoniche
sono notevoli,
Non
sono affatto
realizzazioni
banali e
illustrano
bene le
capacità
ingegneristiche
e artistiche
del paese.
Il politologo
dellUniversità
di Trieste
ammira la
capacità
di statista
di un singolo
uomo,
padrone
della Corea
del Nord,
il compagno
Kim Jong-il.
Poi, per
relativizzare
il culto
della personalità
lì
vigente,
stabilisce
un parallelo
tra lattitudine
di un popolo
intero mantenuto,
nellarco
di cinquantanni,
in mobilitazione
costante
con gli
stessi simboli,
gli stessi
argomenti,
la stessa
faccia
e il fatto
che in Italia,
il
volto di
un calciatore
possa influire
sulle vendite
di un prodotto.
Insomma,
anche noi
abbiamo
i nostri
Kim Jong-il.
Peccato
solo che
dobbiamo
accontentarci
di quelli
in formato
ridotto:
Totti e
Del Piero,
per esempio.