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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Notizie 2007

Ma che vuole Rapana'
Il Comites di Toronto approva all’ unanimità un ordine del giorno di censura al Consigliere della Margherita, che dà la colpa all’ estrema destra
di Carlo Consiglio

16.02.07 - Leggo su alcune agenzie di stampa, con stupore misto a soddisfazione, che il collega Rapanà mi chiama in causa in relazione all’ordine del giorno approvato dal Comites di Toronto con il quale lo stesso Comites esprimeva “all’Ambasciatore d’Italia in Canada il plauso per l’iniziativa intrapresa al fine di conservare e diffondere in Canada l’uso della lingua e conseguenzialmente il diffondersidella cultura italiana, il pieno sostegno per la riuscita della stessa, offrendo la propria collaborazione ed il proprio impegno per il raggiungimento dell’obbiettivo” e contestualmente esprimeva una “pubblica censura al sig. Giovanni Rapanà per il suo atteggiamento contrario ai reali interessi della comunita’, espresso, per altro, oltre i limiti della correttezza”.

Sostiene il collega Rapanà che l’approvazione all’unanimita’ di tale ordine del giorno sia un fatto strumentale e politico della estrema destra torontina nel quale ci sarebbe il mio zampino (chiedo
scusa per il diminutivo che forse non si addice alle mie misure, ma idiomaticamente si dice così) con l’evidente scopo di difendere l’Ambasciatore Sardo che a detta del collega Rapanà, avendo attaccato esponenti del Governo in carica e offeso l’on.le Bucchino, potrebbe essere sintonizzato non in armonia con lui, noto esponente della Margherita in Canada.
Mio complice in questa avventura, a detta del collega Rapanà, sarebbe stato l’ amico Claudio Lizzola, guarda caso esponente di Forza Italia.
La mia prima reazione è stata: “Ma che vuole Rapanà da me?”
Poi riflettendo sui fatti, rivisitando l’ accaduto, ho pensato: “ Ma allora Rapanà ritiene che io sono veramente bravo. È uno dei pochi! Ma beati coloro che hanno un solo occhio e vivono tra i
ciechi. Un fan l’ho pure io”.
Sto esagerando. Non credo proprio.
Chi mi legge deve sapere conoscere il luogo del delitto e l’ evolversi dei fatti e i responsabili di ciò che è accaduto.
Non sono parte del Comites, perché pur eletto, una volta entrato nel Cgie mi sono dimesso per non occupare sempre spazi. Grosso come sono ho consentito ad almeno due persone di poter entrare
al mio posto.
Da consigliere del Cgie partecipo alle riunioni del mio Comites, secondo i dettati della legge, per poter conoscere quail sono i suoi orientamenti e farmene portatore quando si riunisce il Cgie.
Alla riunione incriminata del 7 febbraio ero pertanto presente ed in buona compagnia. Si era raggiunto il numero legale e quindi al certo vi erano almeno 14 consiglieri su 24. Era presente ai lavori l’on. Bucchino, che come è noto è esponente dell’ Unione, la stessa cui Rapanà con la Margherita aderisce. Tra i consiglieri presenti vi erano i due responsabili della Margherita. Vi erano due Consiglieri del Cgie (ma quelli non contano perché incriminati).
Ebbene sarei stato capace, con l’aiuto del solo Lizzola, di plagiare tutti i consiglieri del Comites, (Presidente ed esecutivo in testa, il vertice della Margherita, che all’unanimità hanno votato l’ordine
del giorno) e di essere così convincente e subdolo nella mia esposizione da non causare reazioni nell’on. Bucchino e negli esponenti della Margherita presenti in compagnia di qualche altro consigliere eletto nella lista dell’Unione.
E la mia bravura va valutata a livelli esponenziali se si tiene conto che sull’argomento mi pare di non aver preso la parola.
Grazie collega Rapanà! Dopo la mia non certo entusiasmante esperienza elettorale pensavo seriamente ad un graduale disimpegno. Sei stato per me una iniezione di fiducia, mi hai fatto prendere coscienza delle mie incommensurabili capacità di politico navigato.
Poichè, però, sarò di tutto ma non certo stupido, sono tornado alla realtà.
Rapanà non voleva per nulla esaltare le mie eclettiche qualità di politico astuto e navigato. Voleva creare il caso politico per attutire le conseguenze di un ordine del giorno votato all’unanimità dal Comites di Toronto, in piena coscienza e libertà per censurare suoi atteggiamenti ritenuti poco consoni alla carica che ricopre.
Peccato, quasi quasi preferivo l’altra opzione.