Il
conflitto israelo-palestinese
di Prof Cristian Ribischesu
06.04.08-
La data del 6 marzo
2008 sfortunatamente
entrerà nella storia
del conflitto israelo-palestinese.
Giovedì
6, infatti, alcuni estremisti
palestinesi hanno attaccato
una scuola rabbinica
sita a Gerusalemme ovest,
sparando contro gli
studenti, con un bilancio
di nove morti e una
quarantina di feriti.
Probabilmente gli attentatori,
forse due, avrebbero
dovuto farsi esplodere,
ma un possibile incidente
nel loro piano, un detonatore
difettoso, deve aver
spinto i terroristi
ad una soluzione con
i mitra. L’attentato,
rivendicato dalla Brigata
degli uomini liberi
della Galilea, s’inserisce
così nella spinosa situazione
che vede contrapposti
Israele e i guerriglieri
palestinesi, al centro
di un conflitto che
ha origini più lontane
della mancata nascita
dello stato palestinese
del 1947.
In
realtà il problema degli
arabi palestinesi, presenti
in Palestina dal 637
e poi sottomessi ai
turchi fino al 1917,
s’intreccia con la storia
degli ebrei, espulsi
dalla loro terra dai
tempi della dominazione
romana e costretti a
rifugiarsi in un’Europa
non troppo conciliante.
Dopo secoli di persecuzioni
e discriminazioni, gli
ebrei, con il movimento
sionista di Theodor
Herzl, chiedono
il ritorno nei territori
palestinesi, per fondare
lo stato d’Israele,
appoggiati dalla Gran
Bretagna, con la Dichiarazione
Balfour, che
dal 1917 riconosce le
aspirazioni del popolo
ebreo, ma con la tutela
delle “minoranze arabe”
della popolazione palestinese,
il 95% del totale. Così,
dalla fine del XIX secolo
gli ebrei del movimento
sionista acquistano
terreni dagli arabi,
creano delle fattorie,
e si aggiungono a quella
minoranza di popolazione
ebrea che già risiedeva
in Palestina.
Dal
1920 fino al 1939
gl’immigrati ebrei aumentano
e si scontrano con la
popolazione araba. In
Europa, però, con lo
scoppio della Seconda
guerra mondiale,
gli ebrei vengono perseguitati
e uccisi in modo sistematico
dai nazisti, che macchiano
la Storia mondiale con
l’Olocausto.
Anche
per riparare ai milioni
di ebrei morti per mano
nazista, le Nazioni
Unite approvano un piano
di spartizione, il 29
novembre 1947, con
l’assegnazione del 56%
del territorio di Palestina
agli ebrei. Lo stato
d’Israele viene proclamato
il 14 maggio 1948,
i palestinesi rifiutano
la ripartizione e il
15 maggio scoppia la
guerra arabo-israeliana,
con la partecipazione
dei vicini paesi arabi,
Egitto, Libano, Giordania,
Siria e Iraq, in aiuto
dei palestinesi. Israele
reagisce e conquista
più dei tre quarti del
mandato, compreso il
settore occidentale
di Gerusalemme. La striscia
di Gaza e la Cisgiordania
con la parte orientale
di Gerusalemme vengono
occupate, invece, dall’Egitto
e dalla Giordania e
i palestinesi non realizzano
la nascita del proprio
stato.
Se
nel 1947 nei territori
occupati due anni dopo
dagli israeliani risiedono
più di 850.000 arabi
e 600.000 ebrei, in
seguito al conflitto
del 1948 circa 750.000
profughi palestinesi
si spostano verso Gaza
e i paesi arabi confinanti.
Nel contempo l’immigrazione
di molti ebrei, dai
paesi europei e dagli
stati arabi confinanti,
e leggi apposite, come
quella per l’acquisizione
dei beni dei profughi
palestinesi, creano
le condizioni per uno
stato israeliano a maggioranza
ebraica. I rifugiati
palestinesi, invece,
non vedono l’applicazione
del diritto, riconosciuto
dall’ONU dal 1948, al
rientro in patria, permanendo
in precarie condizioni
di vita, origine di
situazioni conflittuali,
aggravate da un rapido
incremento demografico
palestinese, sia in
Israele che nei campi
profughi, con gli stessi
arabi dei paesi ospitanti
e lo stato ebraico.
Nel
1956, dopo la
nazionalizzazione egiziana
del Canale di Suez,
Israele, Francia
e Inghilterra si accordano
per riprendere il controllo
del canale. Israele
invade il Sinai e Francia
e Inghilterra inviano
una forza apposita nei
territori occupati,
ma gli Stati Uniti,
l’URSS e l’ONU prendono
posizione sospendendo
le ostilità israelo-franco-inglesi
e chiedendo il ritiro
di tutte le truppe tra
il 1956 e il marzo 1957.
Nel
maggio 1967,
dopo nuovi scontri lungo
i confini israeliani
e quelli dei paesi arabi,
l’Egitto blocca l’accesso
d’Israele al Mar Rosso.
Israele, allora, reagisce
attaccando Egitto, Giordania
e Siria e nel breve
tempo di sei giorni
occupa la striscia di
Gaza, il Sinai, la Cisgiordania,
la parte orientale di
Gerusalemme e le alture
del Golan. Nonostante
la risoluzione del
Consiglio di sicurezza
dell’ONU, n° 242 del
22 novembre 1967,
interpretata diversamente
nelle trascrizioni del
testo inglese e francese,
che alla base dei trattati
di pace poneva la restituzione
dei territori occupati,
Israele procede all’annessione
di Gerusalemme est e
alla colonizzazione
dei territori cisgiordani
con insediamenti israeliani.
Il
6 ottobre, nel giorno
della festività ebraica
del Kippur, del 1973,
la Siria e l’Egitto,
dimostrando una maggiore
preparazione militare
rispetto ai precedenti
conflitti, attaccano
Israele, inizialmente
colta di sorpresa. Nuovamente
con l’intercessione
dell’ONU si raggiunse
una tregua, con la conseguente
riapertura del Canale
di Suez e la restituzione
di una parte del Sinai
all’Egitto, che passa
interamente a questo,
dopo gli accordi
di Camp David del 17
settembre 1978,
entro il 1982. Sugli
altri fronti arabi,
invece, una restituzione
dei territori occupati
risulta più difficile,
anche in seguito all’annessione,
nel 1981 da parte israeliana,
della regione del
Golan.
Intanto
le tensioni con i guerriglieri
palestinesi non si allentano
e Israele, dalla creazione
di una fascia di sicurezza
al confine con il Libano
nel 1978, passa
all’attacco e all’invasione
di questo paese dal
1982 fino al ritiro
delle forze armate nel
1985, restituendo la
fascia di sicurezza
sottratta solo nel maggio
2000.
Nel
1974 con il vertice
arabo di Rabat, l’OLP,
Organizzazione per la
Liberazione della Palestina,
che diventa membro della
lega araba nel 1976,
viene riconosciuto come
rappresentante ufficiale
del popolo palestinese.
Dalla fine del 1987
i palestinesi dei territori
occupati, per protestare
contro il rifiuto d’Israele
a riconoscere uno Stato
palestinese, reagiscono
con uno stato di guerriglia,
l’Intifada, “la
guerra delle pietre”,
riportando il problema
israelo-palestinese
all’attenzione internazionale.
Mentre
nel 1988 l’OLP proclama
la nascita dello Stato
di Palestina, con gli
accordi di pace del
1991 Israele registra
dei progressi per la
risoluzione delle tensioni
con gli stati arabi,
ma non con gli stessi
palestinesi. Nel 1993,
a Washington,
Israele e Palestina
si riconoscono reciprocamente
e firmano una dichiarazione
per un processo di pace
teso verso la costituzione
di uno Stato palestinese
e una situazione di
sicurezza per Israele.
Ma i continui rifiuti
dei palestinesi e i
ripetuti atti terroristici
minano il processo di
pace.
Dal
2002 si ha una
recrudescenza del conflitto
con un aumento degli
attentati terroristici
per opera di kamikaze
arabi e le risposte
dell’esercito israeliano,
che spesso in maniera
indiscriminata reagisce
con l’apertura del fuoco
nei centri abitati dei
profughi.
La
guerriglia per opera
di moderni kamikaze,
giovani che decidono
di uccidersi per la
causa palestinese, diventa
frequente e negli ultimi
due anni si registrano
numerosi attentati:
13 gennaio, 25 febbraio,
12 luglio, 26 ottobre,
e 5 dicembre 2005, 19
gennaio e 17 aprile
2006, 29 gennaio 2007.
Molti tra la popolazione
israeliana e quella
palestinese vogliono
la pace, ma purtroppo
la strategia del terrore
dei meno concilianti
incalza ancora.