Quindici
anni fa nacque il "www"
che collega i computer
Quasi 900 milioni di persone ormai
navigano con disinvoltura
Le
invenzioni di successo hanno spesso
molti padri. Il telefono ne vantava
due, Meucci e Bell (
>> poi
chiarite), Internet assai di più.
C' è chi ha messo a punto il
protocollo di comunicazione fondamentale
(Vinton Cerf e Bob Khan),
chi ha concepito l' e-mail (Ray
Tomlinson) e molti altri che hanno
costruito altri pezzi importanti di
quell' enorme nebulosa che è
la rete. Ma da un certo punto in poi
internet (una presenza così
familiare che non ha più senso
riservarle la deferenza della maiuscola)
è diventata sinonimo di world
wide web, il grande ipertesto
che collega come una ragnatela - e
con altrettanta naturalezza e semplicità
- computer di tutto il mondo. Quel
compleanno, che in questi giorni si
festeggia, e quel genitore, sono diventati
la data e il nome più memorabili
nell'articolata genealogia di una
delle scoperte più rivoluzionarie
del secolo.
Il
13 novembre 1990 Tim Berners-Lee
realizzò la prima pagina
web "appoggiandola"
sui server del Cern di Ginevra. Il
giovane fisico inglese studiava da
oltre un anno un modo per creare un'infrastruttura
informatica che consentisse di condividere
informazioni sparse per il mondo.
La difficoltà principale era
quella di trovare una lingua unica
con la quale le diverse macchine potessero
comunicare tra loro.
La
soluzione fu l' hyper text transfer
protocol, quell' http che appare
nell' indirizzo di tutti i siti che
da lì in poi sarebbero stati
creati. Gli ingredienti tecnologici
esistevano già, il loro assemblaggio
però risultò geniale.
"Fu una combinazione estremamente
improbabile", ha ricordato nei
giorni scorsi James Boyle,
professore alla Duke Law School in
un editoriale sul Financial Times
intitolato "la rivoluzione irripetibile".
Irripetibile perché si scelse
di puntare su "protocolli aperti,
ovvero standard e linguaggi che non
appartenevano a nessuno" e sui
quali, dunque, nessuno poteva esigere
il pagamento di un canone.
Papà
Berners-Lee, coetaneo di Bill
Gates ma con una visione del mondo
diversa quanto alla socializzazione
della tecnologia, dette l' esempio
non commercializzando l' invenzione
che gli sarebbe potuta valere miliardi
di dollari in royalties. E su questa
duplice premessa di gratuità
d' uso e di partecipazione di chiunque
volesse alla costruzione dei siti
la rete crebbe secondo una progressione
geometrica.
Che non era più riserva di
caccia di professori e "smanettoni"
ci se ne accorse nel ' 93 quando arrivò
Mosaic, il primo browser che consentiva
una navigazione semplice con tanto
di immagini.
Ma
fu il ' 95 l' anno in cui successe
di tutto. Ad aprile RealPlayer,
il programma per ascoltare l' audio
in diretta. A luglio Amazon,
che comincia con i libri e diventa
il più grande negozio virtuale
del mondo. Ad agosto Netscape
si quota in Borsa e tiene a battesimo
la new economy. Ad agosto Cnn
lancia il proprio servizio web. A
settembre è la volta di eBay,
il primo sito di aste telematiche.
Non c' è settimana che i giornali
non registrino un nuovo arrivato nella
grande arena telematica.
Il
web diventa sempre più l' amnio
digitale in cui le nuove generazioni
hanno imparato a sguazzare. Ma anche
gli adulti, con vite sempre più
frenetiche e individualizzate, si
rivolgono alla rete per ottimizzare
l' incontro tra domanda e offerta.
Compresa quella di sentimenti. Così
quest' anno quaranta milioni di americani
(1 su 6) si sono collegati a siti
come Match. com o uDate
per cercare l' anima gemella che non
sanno più dove andare a cercare
nel mondo "normale".
E per interrogativi di ogni genere
si consulta Google, la nuova
superpotenza cyber che indicizza ormai
oltre 8 miliardi di pagine web e ha
un valore finanziario maggiore di
General Motors, Ford e Chrysler messe
insieme.
Sir
Berners-Lee, cinquant' anni a
giugno, è stato fatto baronetto
dalla regina Elisabetta e dirige il
World Wide Web Consortium,
che sovrintende allo sviluppo della
sua creatura. Qualche anno fa scrisse
un libro, "Tessere la rete",
in cui non c' era alcun rimpianto
per aver scelto la strada no-profit.
L' unico cruccio, piuttosto, riguardava
un dettaglio di programmazione: "A
volte vorrei proprio non aver messo
quel doppio slash negli indirizzi,
perché è un po' ingombrante".
Tra i due punti e la triplice w, pare,
una barra sola era più che
sufficiente. Ma sono sottigliezze
talmudiche davanti all' invenzione
che ci ha cambiato la vita.