Pubblicato
su "Science" una ricerca compiuta
dallo Scripps Research Institute di La Jolla,
in California
Aviaria,
uno studio rivela le mutazioni del virus
Una
scoperta che permetterà di vedere se
e quando l'H5N1potrà provocare una
vera epidemia per l'uomo
ROMA,
16.03.06 - Sono state identificate, le mutazioni
necessarie al virus H5N1 dell'influenza aviaria
per trasformarsi in un virus "umanizzato"
e, dunque, capace di innescare il contagio
da uomo a uomo. La scoperta è dei ricercatori
dello Scripps Research Institute di La Jolla
in California che, in uno studio pubblicato
sulla rivista Science, hanno dimostrato come
l'elemento chiave sia rappresentato da una
struttura localizzata sulla superficie del
virus, la emoagglutinina.
L'
emoagglutinina è una sorta di struttura
filamentosa che permette al virus dell'influenza
aviaria di "ancorarsi" alle cellule
che poi infetterà. Al momento, possiede
una struttura che difficilmente le consente
di attaccarsi alle cellule dell'uomo, e proprio
per questa ragione il contagio da animale
a uomo e da uomo a uomo è oggi un evento
estremamente raro.
Attraverso
un particolare test, i ricercatori americani
hanno però osservato che l'emoagglutinina
relativa a un campione di tessuto prelevato
da un bambino vietnamita morto nel 2004, dopo
essere stato infettato dal virus H5N1, presenta
delle mutazioni: risulta infatti molto più
simile a quella studiata sul virus influenzale
che diede luogo all'epidemia della cosiddetta
Spagnola nel 1918 (che uccise tra i 50 e i
100 milioni di persone), che alla struttura
rilevata nei virus H5N1 studiati di recente
in animali selvatici.
Il
virus, dunque, affermano gli scienziati, sta
mutando e sono proprio le mutazioni al livello
della emoagglutinina quelle più pericolose,
in vista di una possibile trasformazione di
H5N1 in un virus pandemico per l'uomo. Il
test utilizzato dal team di ricercatori americani
potrà dunque rappresentare uno strumento
fondamentale per monitorare il virus negli
uccelli o nelle eventuali infezioni occasionali
nell'uomo, proprio al fine di osservare passo
passo le possibili mutazioni di H5N1.
Uno
strumento di enorme importanza anche alla
luce del fatto, avvertono gli scienziati,
che sono state solo due le mutazioni importanti
che hanno portato al virus letale della Spagnola
nel 1918. Questo significa, affermano, che
potrebbero essere necessarie anche poche mutazioni
per trasformare un virus aviario in uno contagioso
per l'uomo.
Invita
tuttavia alla prudenza il microbiologo Michele
La Placa dell'Università di Bologna:
la mutazione documentata di H5N1, ha commentato,
non rappresenta un particolare segnale di
allarme. L'emoagglutinina, ha osservato l'esperto,
"sulla base delle più recenti
osservazioni, si è modificata leggermente,
ma queste mutazioni non sono ancora sufficienti
per renderla 'adattabile' all'uomo, ovvero
per far sì che essa possa assumere
una conformazione tale da ancorarsi facilmente
alle cellule umane". Inoltre, ha precisato
La Placa, c'è anche un altro aspetto
da considerare: "La mutazione potrebbe
anche portare a un calo decisivo della patogenicità
del virus, rendendolo dunque poco pericoloso
per l'uomo".
Insomma,
ha affermato il miocrobiologo, "si tratta
di un lavoro molto interessante e che aggiunge
dati importanti alle attuali conoscenze sul
virus H5N1, ma nulla aggiunge in termini di
preoccupazione: il virus è infatti
ancora lontano dal presentare una struttura
di emoagglutinina in grado di combinarsi con
i recettori delle cellule dell'uomo. Questo
significa - ha concluso - che siamo ancora
lontani dalla possibilità di trasmissione
del contagio da uomo a uomo".