Santo Domingo 27/6/2005
Sig Presidente del Comites
Preg Sig. Antonio Dotti
OGGETTO: Riepilogo
casi gravi rimasti insoluti e richieste d’intervento sul rispetto del principio
dei
compiti istituzionali della nostra Associazione e dei diritti dei
cittadini italiani residenti
all’estero.
Carissimo,
ti comunico i problemi derivati dalla prepotenza e
dall’abuso di potere e anche dall’ignoranza delle normative che lasciano a
bocca aperta e molto amara i nostri concittadini e ancor peggio, i loro
rappresentanti istituzionali quali siamo noi dirigenti del C.T.I.M.:
·
Mischiati
ai cittadini dominicani e alle loro richieste di documenti, legalizzazioni,
appuntamenti etc., i cittadini italiani che si presentano in Ambasciata in un
rapporto di 3 a 10, devono subire dei ritardi eccessivi che la legge italiana non ammette nei nostri confronti.
Il cumulo di lavoro dovuto alla montagna di pratiche di dominicani non può
gravare sui tempi del disbrigo degli atti richiesti dai connazionali. Ancor
peggio: é incredibile che a causa dell’incomunicabilità telefonica i nostri
connazionali debbano fare viaggi anche di 5 ore per venire e 5 per tornare, per solo ottenere un appuntamento.
Spesso lo stesso appuntamento viene dato a distanza di 30 -60 e anche 90 gg. La
soluzione é semplice e perfettamente viabile: gli Italiani devono avere un numero di telefono, uno sportello e anche
un’entrata a loro esclusivamente dedicati e funzionanti. Non é pensabile
che ci si trovi davanti all’unica entrata, quattro poliziotti dominicani che non fanno entrare e nemmeno parlano
italiano, mentre il Carabiniere (il vero addetto agli italiani) rimane
negli uffici con il figlio e/o la moglie spesso navigando in Internet e/o
facendo giocare il figlio con il PC dell’Ufficio Consolare. Che succederebbe,
com’é realmente successo, se un italiano, turista o anche residente che non
parla spagnolo non gli si permette di spiegare il carattere d’urgenza che può
avere come la perdita del passaporto e la necessità del suo immediato
ripristino? Lo si lascia fuori con i ‘’suoi’’ problemi se non interviene Anna
Sabato, Angelo Viro, Daniela Orefice, Guido Baccoli, Paolo Dussich etc. A te le conclusioni.
·
Inammissibile e illegale il non rilascio delle
ricevute dei documenti consegnati, i quali non tanto raramente vengono smarriti o addirittura si rinfaccia di non averli mai ricevuti.
Come si fa a reclamare senza una ricevuta fatta con i crismi della legge? I foglietti
attualmente rilasciati come ricevute non rispettano assolutamente la legge che
é fin troppo chiara e dettagliata riguardo quest’argomento.
·
Inaccettabile il non riconoscere che i
dirigenti della nostra Associazione, riconosciuta mondialmente e, nel caso specifico, dal Governo italiano
e da quello Dominicano, possano
rappresentare i loro associati per quello che la legge concede,
impedendogli di dare i servizi. Servizi che oltre ad alleviare l’agonia e la
disperazione dei nostri associati, alleggeriscono anche il lavoro degli stessi
addetti. Da ricordare che i dirigenti di qualsiasi associazione
istituzionalmente riconosciuta, RAPPRESENTANO i loro ASSOCIATI e addirittura
possono costituirsi parte civile in cause civili e/o penali promosse dagli
stessi associati. Impensabile quindi la risposta data dagli addetti del
Consolato che al richiedergli un appuntamento, pretendano che siano le persone interessate a comunicarsi con loro.
Anche i nostri Segretari hanno lo stesso problema: l’Ufficio Consolare non
risponde al telefono, né ai fax e men che meno alle e-mail. Da quando manca la
sig.ra Pirró non rispondono piú nemmeno alle e-mail per ricongiungimento familiare e il Giovedì, dedicato ai coniugi d’Italiani senza appuntamento, é stato cancellato
dalla dr.ssa D’Orlandi. Si peggiora e si fa ancora più confusione ogni
giorno che passa e le minacce di incatenarsi dentro l’Ambasciata o di invaderla
pacificamente come protesta, fin’adesso sventate da me e Paolo Dussich, si
fanno sempre più frequenti, cosí come lo scandalo a livello di stampa italiana,
é sempre più probabile. Vogliamo dunque questo? Non credo! Solo basta lavorare
e lasciarci lavorare e collaborare per ottenere dei risultati sempre più
soddisfacenti per tutti e, al contempo, evitare
scandali e mitigare la rabbia degli italiani in Rep.
Dominicana. Una cosa é certa; non sono più disposto a perdere la
faccia per non poter aiutare i nostri associati.
Oltre ai precedenti chiarimenti e istanze, come da te
richiesto, ti elenco per iscritto due
casi tra i piú gravi, ma soprattutto urgentissimi che non possono più aspettare
nemmeno altri 10 giorni. Casi che sono rimasti insoluti e caduti nel
dimenticatoio nonostante i continui solleciti verbali e per iscritto, promesse
di risoluzione mai arrivate e che durano
dal mese di Gennaio c.a.:
1.
Alla minore Jhoanny Borghi, adottata regolarmente da Paolo
Borghi, italiano, figlia legittima della moglie, anch’essa
Italiana per naturalizzazione, le si impedisce di avere un visto di
ricongiungimento familiare perché in tutti i documenti é riportato il cognome
del padre adottante secondo sentenza definitiva del Tribunale Dominicano. La
sig.ra Pirró ha chiesto scandalosamente come condizione ‘’sine qua non’’ per il
rilascio del visto, che si faccia annullare la sentenza e si rifacciano tutti i
documenti con il vecchio cognome. Questa richiesta non solo é ingiusta, ma
addirittura illegale. La Legge Italiana precisa che: ‘’l’atto e i
relativi documenti non possono e non devono essere guardati nell’ottica della
legge italiana’’. Inoltre la Sig.ra Pirró nella prima risposta al mio reclamo
ufficiale del 13/04/05, confonde il ‘’Riconoscimento dei figli’’ con
‘’l’Adozione all’estero’’. Nella mia risposta dello stesso 13/04/05 si citano
il D.P.R. 396/2000 e la Circolare Miacel n. 6, del 2003, che impongono: ‘’l’atto di nascita da trascrivere é quello
modificato in conformità con il provvedimento estero di adozione’’.
2. La sig.ra Canela Juana
Evangelista, vedova di un italiano, sposata e vissuta con il
marito in Italia per due anni, dopo la morte del marito torna in Repubblica
Dominicana per un periodo. Riparte in Italia per far trasferire il pagamento
della pensione di reversibilità del marito, tramite l’Ambasciata Italiana in
Santo Domingo. Tornata in R.D. e saputo che la casa di sua proprietà per il 50%,
é occupata dai figli del marito senza riconoscerle nemmeno una parte dell’affitto
e per controllare il c/c intestato a lei e al suo defunto marito, la sig.ra
Pirró mette ancora condizioni impossibili per concederle il visto: pretende che
le presenti l’atto di proprietà della casa. Il solo fatto di aver vissuto in
Italia per due anni quale coniuge di italiano le darebbe il diritto di chiedere
la cittadinanza italiana ed é comunque assurdo, che le si impedisca di
rientrare in Italia per curare e difendere i suoi legittimi interessi economici
derivati dal suo matrimonio. Sarà così anche per le/i nostri coniugi dominicani
se dovessimo mancare per primi? Riflettiamo!!!
Nel
ringraziarti per avermi letto e dedicato il tuo prezioso tempo e in attesa di
un tuo intervento urgente in qualità di Presidente di una Pubblica
Amministrazione che ha il diritto / dovere di intervenire,
accetta
i miei più cordiali saluti.
IL COORDINATORE NAZIONALE PER LA R.D.
GUIDO BACCOLI