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Da Napoli a Trento: SCEC, lo Sconto ChE Cammina

04.05.08 - Se ne parla dappertutto dello SCEC e non solo in Italia. L'acronimo è un pochino forzato ma si riferisce a una famosa battuta del grande Totò e, d'altra parte, si è alla ricerca di una qualche attinenza, anche se ironica, con i mezzi di pagamento correnti. Lo Scec nasce a Napoli ed è un progetto di moneta complementare innovativo rispetto agli altri già in essere in diverse parti del mondo.

Lo scopo degli Scec è creare ricchezza nel territorio, intendendo per tale una zona piuttosto ristretta: una città, un rione, una comunità, ecc. Lo Scec ha forma cartacea e attribuisce al portatore un'aspettativa di sconto, che può oscillare tra il 10 e il 30%, presso gli imprenditori o prestatori di servizio convenzionati a opzione degli stessi. Il pagamento viene effettuato con Euro e la percentuale scontata si giustifica con la consegna degli Scec.

Lo sconto è fittizio perché riguarda solo il minor quantitativo di Euro ricevuti. Gli Scec integrano di fatto il prezzo totale della merce o del servizio. Il negoziante in realtà vende a prezzo pieno perché gli Scec ricevuti gli consentono a sua volta di usufruire, nel circuito degli aderenti al progetto, di sconti nell'acquisto di merci e servizi ad uso aziendale o personale. Il giro di affari delle ditte convenzionate aumenta quindi a scapito soprattutto delle grandi catene di distribuzione, che vengono accusate di non creare ricchezza nel territorio dove producono i loro redditi, se si escludono gli stipendi che erogano e che vengono definiti "da fame". Ci sarebbe anche l'accusa in capo a questi grandi distributori di aver costretto a chiudere tanti piccoli negozi creando disoccupazione.

Gli Scec vengono immessi nel circuito convenzionato principalmente con la consegna di un certo quantitativo a coloro che aderiscono al progetto. Il signoraggio e cioè il guadagno effettivo di prima emissione dato dalla differenza tra il valore intrinseco della moneta e il valore ad essa attribuito resta ai consumatori finali, il che rappresenta un aumento del potere di acquisto delle famiglie. Sono previsti anche finanziamenti in Scec senza interessi e piccole immissioni a fronte di spese di gestione e produzione degli stessi.

Lo sconto cammina. Se cammina circola, se circola non è uno sconto. Gli ideatori invece parlano solo di sconto. Un documento cartaceo con potere di acquisto, anche se complementare, al di là di come lo si voglia chiamare è senza ombra di dubbio un mezzo di pagamento pur non essendo una moneta nel vero senso della parola. Invece il venditore o prestatore di servizio aderente al progetto non è obbligato ad accettare lo Scec: si è in presenza ogni volta di un vero e proprio sconto. Ecco materializzarsi sulla base della solidarietà e della reciproca fiducia una realtà che aumenta il volume e la frequenza delle vendite all'interno del gruppo convenzionato, che consente la creazione di posti di lavoro e di ricchezza nell'ambito di una comunità di dimensioni relativamente ridotte e che rappresenta un vero e proprio risparmio fiscale con tutti i crismi della legalità.

A Trento, è notizia recente, la giunta provinciale ha approvato l'avvio di un progetto Scec nel suo territorio. A un tiro di schioppo, nel Tirolo austriaco, da qualche anno circola la "Tiroler Stunde", altra moneta complementare che si rifa alla "Hour" di Ithaca (New York). Questa moneta fa riferimento al costo di un'ora di lavoro come base di calcolo del suo potere di acquisto. Per esempio 1 Hour di Ithaca vale 10 US$, 1 Tiroler Stunde vale 20 Euro. Esistono biglietti o monete multipli o sottomultipli di queste "ore" ma non si fa mai riferimento alla valuta (US$ o Euro) della quale sono complementari. I pagamenti con queste monete possono essere anche totali e non solo parziali e dal punto di vista fiscale le imprese devono sottoporre a tassazione l'intero importo. È chiaro che oltre al beneficio relativamente allo sviluppo economico territoriale vero e proprio c'è sempre il business degli acquisti da parte dei collezionisti numismatici ai quali, con ogni probabilità, sono maggiormente orientati i tirolesi che coniano monete metalliche ciò che negli Stati Uniti sarebbe invece vietato.

Le monete complementari non rappresentano una realtà talmente diffusa da poter essere prese seriamente in considerazione. Hanno, comunque, il pregio di attirare la nostra attenzione su un aspetto del vivere quotidiano sul quale siamo particolarmente ignoranti: la moneta. La parola in sé ha un'origine divina. Moneta era l'appellativo dato dai Romani alla dea Giunone, lei avrebbe svegliato il console Manlio facendo starnazzare le oche capitoline, permettendo di sventare l'incursione dei Galli di Brenno nella città eterna. Moneta dal verbo "monere", avvertire. Vicino al tempio di Giunone Moneta si eresse la zecca di Roma nel 269 a.C. e l'appellativo della dea velocemente sostituì la parola "nummus". Se non proprio divina la moneta ha in sé qualcosa di magico: il valore intrinseco può essere ridicolo rispetto al valore convenzionale e a sostegno di questo c'è sempre e soltanto la fiducia! Al riguardo mi sembra doveroso riportare la citazione di Henry Ford ( Ford Motor Company ):
"Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo capisse, credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione."

Armando C. Tavano

(Autore e' Dottore Commercialista e Revisore Ufficiale dei Conti)
actavano@yahoo.com


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