Flessibilita'
ed evoluzione del Bel Paese
(Gli ultimi anni del XX Secolo)
Nei secoli, tante invasioni. Gli Italiani furono
costretti a cambiare spesso padrone, condizioni
di vita, garanzie e diritti. Successe quindi che
si adattarono, presero alcuni caratteri, rimasti
poi nel DNA. Adattarsi al nuovo padrone, non contrastarlo,
evitare conflitti. Gli Italiani di oggi, davanti
agli altri Europei, mostrano poca simpatia per
la fermezza e la chiarezza.
E
per questo che oggi in Europa si riconosce agli
Italiani una grande flessibilità. D'altronde,
se non avessimo avuto nel passato lontano spirito
di adattamento e flessibiltà, avremmo dovuto
avere, per esistere, forza, disciplina ed eserciti
paragonabili a quelli degli invasori. Non credo
ne abbiamo avuti.
La
flessibilità é certo un vantaggio
rispetto agli altri europei, in un mercato competitivo,
che evolve rapidamente. Purtroppo la nostra grande
flessibilità, unita ad una talvolta limitata
coerenza, debole spina dorsale, ha avuto anche
conseguenze negative. Negli ultimi quaranta anni
ci siamo velocemente adattati a nuovi usi e costumi.
Le evoluzioni le ho risentite pressappoco cosi.
1.
ANNI 60-70. Ancora diffusi i comportamenti abbastanza
corretti nella società. La corruzione già
esiste, ma non si é ancora diffusa ovunque.
Essa é nascosta, ma cerca di espandersi
nelle stanze del potere. La facciata del potere
é la gestione del Paese e la lotta contro
il comunismo. Dietro la facciata, l'affaripolitismo
(=commistione di affarismo privato e politica)
si diffonde e contribuisce a sostenere partiti
politici e relative correnti.
2.
ANNI 80-90. La diffusione a macchia d'olio della
corruzione e dell'omertà nelle gestioni
del potere nazionale, locale e degli enti di stato
continua. Alla fine del secolo non ci sono organi
istituzionali indenni dall'inquinamento in espansione.
Persino la giustizia é colpita. Qualcuno
comincia a dubitare che essa sia super-partes.
3.
La larga e rapida diffusione, dappertutto, della
corruzione, fa cambiare i comportamenti. La gestione
frequentemente scorretta del potere per fini di
parte é ormai ben conosciuta dal grande
pubblico. I comportamenti scorretti o delittuosi
non vengono più nascosti. Si confessa pubblicamente
che le tangenti servono al partito o alle sue
correnti. Ma l'affaripolitismo per arricchimenti
personali é ancora nascosto.
4.
Vengono alla luce, sempre più numerosi,
i casi di uso del potere per scopi delittuosi.
Contemporaneamente, forse a causa della incapacità
(o non volontà) della giustizia di perseguire
i colpevoli, si diffonde il senso dell'impunità di chi sta al potere. In certi ambienti, essere
cooptati dal potere politico comporta l'accettazione
dell'affaripolitismo privato. Contemporaneamente
diminuisce il numero di cittadini che protestano
e si scandalizzano nello scoprire gli usi scorretti
del potere.
5.
Appare chiaro che la % di gestori della cosa pubblica
o degli enti statali che svolgono realmente il
proprio ruolo diminuisce. Si diffonde l'idea che
la carica pubblica o l'elezione non comporta necessariamente
impegno né grandi obblighi inerenti al
proprio ruolo.
6.
La dietrologia, le manovre, i colpi bassi fra
clans diversi, divengono comportamenti diffusi.
Per i funzionari pubblici di alto calibro gestire
l'ente o il servizio di cui si é (nominalmente)
responsabile diviene sempre meno importante. Conservare
la propria fetta di potere, restare a galla, é la preoccupazione prevalente.
7.
Colla istituzione della Comunità Europea,
le merci cominciano a passare le frontiere e nei
Paesi della U.E. inizia la competizione. Produttori
di beni e servizi devono fare fronte ad una competizione
più accanita e difficile. In tale quadro
economico divenuto complesso, i sistemi di produzione
e vendita più efficienti emergono. Fra
i Paesi della U.E., l'Italia si distingue per
alcuni fattori particolari del suo quadro sociale,
che hanno un impatto sulla competitività.
Eccoli:
- l'assenza di volontà e capacità
organizzative, la diffusione dell'improvvisazione
(causa ed effetto della confusione in aumento)
in un mercato sempre più complesso creano
difficoltà agli imprenditori.
- la difficoltà di realizzare i programmi
pubblici previsti fa cambiare il quadro economico
e quello pubblico. Si vive sempre di più alla giornata, i programmi divengono solo indicativi.
Le promesse non si possono mantenere. Gli obbiettivi
dichiarati si dimenticano.
- sparisce il valore "responsabilità
del proprio operato". Si diffonde a macchia
d'olio il vecchio (ma una volta nascosto) uso
di selezionare la classe dirigente per allacci
personali. Il merito e l'esperienza, formalmente
in auge, divengono in pratica valori dimenticati.
L'unica cosa che conta ormai: conoscere un VIP
potente.
8.
In certi settori il numero di persone che si serve
di un referente é troppo aumentato. Per
cui l'uso di un referente diviene una carta sempre
meno sicura. Per effetto di detti cambiamenti
di valori, diviene chiaro ad un numero crescente
di persone che compiere bene il proprio dovere,
in modo corretto, non paga più. In conclusione,
l'inaffidabilità, la confusione, regnano
ormai sovrane nel sistema Italia. La competitività
é sparita o sta sparendo. Gli imprenditori
se ne lamentano. Il sistema Italia é ormai
grippato in alcuni settori. Qualche imprenditore,
nel battersi contro la inefficienza, comincia
a capire che spostare la propria attività
al Nord o all'Est del Paese é un opzione
da considerare come ancora di salvezza.
9.
La FIAT chiude il primo stabilimento. E il primo
segno di una catastrofe in arrivo ? Le somiglianze
del sistema Italia con i sistemi sociali del Sudamerica
aumentano in certi settori. Chissà se un
giorno i nostri allacci economici con i Paesi
U.E. diminuiranno ? In tal caso ci resterebbe
un'opzione: associarci ad un mercato comune del
Sudamerica !
Conclusione.
E ora di dire la verità. Se restiamo come
siamo, se non realizziamo che bisogna cambiare,
riconosciamo che siamo un Paese in via di sottosviluppo
!
L' Emigrato
ulrich@orange.fr
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La decadenza del bel Paese da Tangentopoli al ...sottosviluppo ?
Comincio'
cosi, dopo la guerra.
La
cintura era troppo stretta, bisognava soprattutto
mangiare. E occorreva cominciare ad appagare i
primi desideri. Il fascio, con le sue strutture,
non dettava più legge. Tutti i cittadini
si rimboccarono le maniche, e la ricostruzione
ando' avanti. Il Paese poté mangiare, commerciare,
produrre e inventare nuovi bisogni. Anche guardando
i boys americani. L'industria del mattone trascinò i consumi.
Intanto
sulle pedane delle piazze, nuovi oratori insegnavano
la democrazia. Fra loro molti meridionali, usi
a gestire famiglie e affari con paternalismo,
compari aiutando. La gran parte di quelli che
erano arrivati alla fine della guerra e del fascismo,
erano entusiasti, avevano voglia di costruire,
erano in buona fede. Ma alcuni, infilatisi nei
palazzi del potere parlando democrazia, iniziarono
a tessere le fila degli affari fra amici, servendosi
del sottobosco culturale in agguato. Per scopi
privati o di clans, iniziarono a condizionare
i partiti, ognuno dei quali alzava una bandiera
diversa, ma sempre democratica. Iniziarono i traffici
di influenze, i negoziati di corridoio, usarono
un esercito di galoppini di collegamento fra i
vari palazzi del potere, mercanteggiarono in angoli
bui di stanze segrete voti e prebende. Furono
creati associazioni, sindacati, industrie del
parastato. File di aspiranti gerarchi del fascio
sparirono. Come era già successo altre
volte, chi ebbe più fiuto, per meglio scalare
le nuove strutture, gonfiò il numero di
chi asseriva essere stato dall'altra parte.
Enormi file di "resistenti" si crearono,
i quali avrebbero un giorno avuto diritto ad un
occhio di riguardo, o come minimo ad una raccomandazione.
Era tale il numero, che qualcuno chiese: "ma
allora, chi era fascista ?"
Presero
il potere in alcuni ministeri certi politici,
con nuovi comportamenti, capaci di condizionare,
trafficare , intermediare poteri e percentuali,
nell'interesse proprio e del proprio clan.. Chiamiamolo
affari-politismo, commistione di affarismo privato,
o di clans, e poteri politici. Sciascia scrisse
che la mentalità mafiosa si estese dalla
Sicilia verso il Nord con una velocità
di 100 km/anno. I settentrionali in gran parte
non si occuparono di quanto avveniva nei palazzi
del potere politico. Curarono i loro commerci
e potenziarono nuove attività, svilupparono
l'industria privata. Inventarono un nuovo tessuto
produttivo, con comportamenti circa mittle-europei.
Intanto
si ristrutturarono nuovi poteri pubblici, nazionali
e locali, che rilevarono le briglie che erano
state dei gerarchi del fascio. Lo stato intervenne
nell`economia. Nei nuovi palazzi del potere prevalevano
gli uomini di legge, i quali spesso avevano una
limitata conoscenza delle realtà sociali,
ma una ottima conoscenza delle strutture dello
stato. I nuovi politici, nel fare piccole e grandi
carriere, diffondevano le loro abitudini, usavano
parole democratiche nelle assemblee e stilavano
spesso accordi di mutua assistenza. Sulla base
di scelte politiche, ma non solo, si formarono
in alcuni partiti correnti e clans. Gruppi solidali
presero il potere in alcuni partiti che gestivano
il Paese. Una volta installati in posizioni di
comando, i gruppi di potere intavolarono negoziati
con gli imprenditori che producevano ricchezza
e beni di produzione. Gli appalti pubblici furono
gestiti con metodi sempre più "mediterranei".
Le percentuali di ritorno divennero talvolta criteri
di scelta nelle assegnazioni dei contratti importanti.
Gli impresarii, in genere gente del Nord, si indignarono,
ma poi, da Italiani svegli e adattabili, capirono
la musica che si andava diffondendo e impararono
a suonarla. All'inizio le grosse tangenti erano
l'eccezione, ma in circa un decennio divennero
la regola. Tangentopoli sembra nata nei palazzi
romani, ma si estese facilmente anche alle più sperdute province.
La
incapacità dei piemontesi, dalla fine '800,
ad educare l'Italia appena formatasi, ad avere
comportamenti europei o savoiardi, si rivelo'
alla fine del `900 un boomerang per il Paese.
Il quale fu quindi facilmente permeabile, soprattutto
durante la ricostruzione, alla corruzione diffusa,
da Roma, da alcuni VIPs installatisi nei palazzi
romani.
Il
livello dell`Italia sociale, a fine secolo, e
troppo degradato. Lontano da quello europeo, esso
si avvicina a quello sudamericano. Il sottosviluppo é dietro la porta. O é gia arrivato
? Forse ci conviene aprire gli occhi !
ulrich@orange.fr
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