Il
titolo della «Bild
Zeitung»
«Mamma
mia... quanto abbiamo
giocato male»
Italia-Germania 4-1
La
notte di Firenze ha
aperto la crisi del
calcio tedesco, poco
male se si trattasse
di una tempesta in
alto mare, ma dramma
collettivo se a finire
al tappeto senza appello
è la squadra
che il nove giugno
comincerà l'avventura
mondiale da padrona
di casa. Mascotte,
kit del tifoso, poster
e cartoline con i
colori tedeschi si
scoprono sbiaditi
dopo i colpi in serie
di Gilardino, Toni,
De Rossi e Del Piero.
C'
è chi come
la vecchia gloria
Schnellinger al settimo
minuto aveva già
spento la televisione
quando l' Italia aveva
già affondato
i colpi due volte.
E chi, al mattino,
si è sintonizzato
sulle radio per ascoltare
(fatto inedito da
queste parti) sfottò,
parodie e gag tutto
intorno a Kataklinsmann.
Bastava farsi un giro
in taxi per le strade
di Francoforte e capire
che, per un giorno,
il fenomeno tutto
romano di conduttori-tifosi
si era trasferito
altrove. Ride, il
tassista. Ride un
po meno il proprietario
di uno shop abilitato
a vendere i prodotti
ufficiali del Mondiale.
«Almeno perdessimo
con la maglia bianca,
la nostra»,
si lascia sfuggire
stizzito. All' aeroporto
i capannelli sono
tutti per le immagini
che arrivano da Firenze.
«Klinsmann è
intoccabile, chi ci
avrebbe messo la faccia
sapendo che i giocatori
sono questi?»,
è il verdetto.
Cambio generazionale
o voglia di fare esperimenti,
poco importa: la nazionale
tedesca è questa
e i santoni della
Bundesliga lo sapevano
tanto da fare un passo
indietro davanti ad
un' eventuale candidatura
per riceverne il timone
e accomodarsi in panchina.
Colpa del citì
(«La stampa
mi farà a pezzi,
lo so. E anche
giusto, però
io credo in questi
ragazzi, ci sono ancora
3 mesi per lavorare,
supereremo le montagne»,
ha detto ieri), ma
anche dell' asso di
casa. Ballack pensa
troppo al prossimo
club, meno alla maglia
della nazionale. Ballack
non ha la stoffa per
guidare da leader
un gruppo di baby
dal futuro incerto.
Di Germania «...nano
del calcio»
parla la Frankfurten
Allgemeine Zeitung,
di «disastro»
il settimanale sportivo
Kicker.
Klinsmann
è sul banco
degli imputati, ma
la mancanza di alternative
fa sì che il
suo andare e tornare
dalla California (dove
abita) pare meno doloroso.
I talenti non ci sono
più, manca
una generazione di
giocatori in grado
di dare orgoglio alla
nazione: queste le
vie d' uscita per
un tecnico che come
gradimento non ne
ha avuto mai abbastanza.
«Non è
il tempo dei processi,
ma della fiducia»,
è il tentativo
ad opera di Rummenigge
di salvare il salvabile.
«Sono convinto
- così l' ad
del Bayern Monaco
nelle vesti di ambasciatore
di Germania 2006 -
che quando si comincerà
a fare sul serio sarà
tutta un' altra storia.
Il nove giugno contro
la Costa Rica, nella
partita inaugurale,
in campo andrà
un' altra squadra.
Klinsmann? Da noi
gli allenatori non
saltano così
facilmente».
Dà
fiducia al citì
(la sua personale,
ma di uno che in Germania
conta) Rummenigge.
Mentre dà la
mano alla Juventus,
l' amministratore
delegato del Bayern:
(«Sono uno che
non trascina alle
lunghe le situazioni.
Abbiamo fatto pace,
sono un grande amico
di Bettega e, ora
anche di Moggi»)
dopo i veleni per
il caso Sagnol anche
se resta convinto
che «le regole
della Uefa dicono
che non si può
parlare con un giocatore
sotto contratto».
La
Germania è
in ginocchio, l' Italia
ha aperto una crisi
nell' aria da tempo.
I tedeschi non battono
un avversario di primissimo
livello dal 2000 e
l' 1-4 con gli azzurri
fa ancora più
male dell' 1-5 con
gli inglesi perché
allora (qualificazioni
per Corea e Giappone
del 2002) non c' era
una vigilia Mondiale
da onorare. Per qualche
ora è come
se poster, cartoline
e kit del tifoso fossero
caduti giù
dagli scaffali.
Avrà
ragione Rummenigge o
il nove giugno segnerà
il ko definitivo del
calcio tedesco senza
più sorrisi?
L' unico che prova a
ridere, per ora, è
Goleo, il leone di peluche
con la maglia bianca
e il numero 06.