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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

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Il titolo della «Bild Zeitung»
«Mamma mia... quanto abbiamo giocato male»
Italia-Germania 4-1

La notte di Firenze ha aperto la crisi del calcio tedesco, poco male se si trattasse di una tempesta in alto mare, ma dramma collettivo se a finire al tappeto senza appello è la squadra che il nove giugno comincerà l'avventura mondiale da padrona di casa. Mascotte, kit del tifoso, poster e cartoline con i colori tedeschi si scoprono sbiaditi dopo i colpi in serie di Gilardino, Toni, De Rossi e Del Piero.

C' è chi come la vecchia gloria Schnellinger al settimo minuto aveva già spento la televisione quando l' Italia aveva già affondato i colpi due volte. E chi, al mattino, si è sintonizzato sulle radio per ascoltare (fatto inedito da queste parti) sfottò, parodie e gag tutto intorno a Kataklinsmann. Bastava farsi un giro in taxi per le strade di Francoforte e capire che, per un giorno, il fenomeno tutto romano di conduttori-tifosi si era trasferito altrove. Ride, il tassista. Ride un po’ meno il proprietario di uno shop abilitato a vendere i prodotti ufficiali del Mondiale. «Almeno perdessimo con la maglia bianca, la nostra», si lascia sfuggire stizzito. All' aeroporto i capannelli sono tutti per le immagini che arrivano da Firenze. «Klinsmann è intoccabile, chi ci avrebbe messo la faccia sapendo che i giocatori sono questi?», è il verdetto. Cambio generazionale o voglia di fare esperimenti, poco importa: la nazionale tedesca è questa e i santoni della Bundesliga lo sapevano tanto da fare un passo indietro davanti ad un' eventuale candidatura per riceverne il timone e accomodarsi in panchina. Colpa del citì («La stampa mi farà a pezzi, lo so. E’ anche giusto, però io credo in questi ragazzi, ci sono ancora 3 mesi per lavorare, supereremo le montagne», ha detto ieri), ma anche dell' asso di casa. Ballack pensa troppo al prossimo club, meno alla maglia della nazionale. Ballack non ha la stoffa per guidare da leader un gruppo di baby dal futuro incerto. Di Germania «...nano del calcio» parla la Frankfurten Allgemeine Zeitung, di «disastro» il settimanale sportivo Kicker.

Klinsmann è sul banco degli imputati, ma la mancanza di alternative fa sì che il suo andare e tornare dalla California (dove abita) pare meno doloroso. I talenti non ci sono più, manca una generazione di giocatori in grado di dare orgoglio alla nazione: queste le vie d' uscita per un tecnico che come gradimento non ne ha avuto mai abbastanza. «Non è il tempo dei processi, ma della fiducia», è il tentativo ad opera di Rummenigge di salvare il salvabile. «Sono convinto - così l' ad del Bayern Monaco nelle vesti di ambasciatore di Germania 2006 - che quando si comincerà a fare sul serio sarà tutta un' altra storia. Il nove giugno contro la Costa Rica, nella partita inaugurale, in campo andrà un' altra squadra. Klinsmann? Da noi gli allenatori non saltano così facilmente».

Dà fiducia al citì (la sua personale, ma di uno che in Germania conta) Rummenigge. Mentre dà la mano alla Juventus, l' amministratore delegato del Bayern: («Sono uno che non trascina alle lunghe le situazioni. Abbiamo fatto pace, sono un grande amico di Bettega e, ora anche di Moggi») dopo i veleni per il caso Sagnol anche se resta convinto che «le regole della Uefa dicono che non si può parlare con un giocatore sotto contratto».

La Germania è in ginocchio, l' Italia ha aperto una crisi nell' aria da tempo. I tedeschi non battono un avversario di primissimo livello dal 2000 e l' 1-4 con gli azzurri fa ancora più male dell' 1-5 con gli inglesi perché allora (qualificazioni per Corea e Giappone del 2002) non c' era una vigilia Mondiale da onorare. Per qualche ora è come se poster, cartoline e kit del tifoso fossero caduti giù dagli scaffali.

Avrà ragione Rummenigge o il nove giugno segnerà il ko definitivo del calcio tedesco senza più sorrisi? L' unico che prova a ridere, per ora, è Goleo, il leone di peluche con la maglia bianca e il numero 06.