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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

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LA MORTE IN DIRETTA


Ieri è morto in diretta tv Franco Scoglio, negli studi di una emittente genovese. Un passato da allenatore ( più di 12 squadre durante la sua lunga carriera) e un presente da opinionista sportivo in tv. Un presente che però, ora, non c 'è più.

E' la prima volta che una persona muore durante la messa in onda di una trasmissione televisiva in diretta. Stroncato da un' infarto rivelatosi fatale quanto fulmineo, Scoglio aveva 65 anni, e se li portava anche bene. Attentissimo alla salute, a ciò che mangiava e ciò che beveva, praticava regolarmente attività fisica e si informava e studiava tutto ciò che riguardasse la medicina.

L' infarto lo coglie durante il dibattito con il presidente del Genoa Enrico Preziosi, che era in collegamento telefonico. Un dibattito vivace e pieno di passione, ma non certo fuori dalle regole della civiltà e dell ' educazione. Tuttavia, si sa che per chi è debole di cuore anche un leggerissimo aumentare della pressione, puo' essere fatale.

I giornali di oggi riportano quasi tutti la notizia in prima pagina. Ieri Aldo Biscardi al suo "Processo" diede la notizia della morte per primo, ma decise di non mandare in onda le immagini.
Invece, poco dopo, Enrico Mentana nella sua nuova trasmissione "Matrix" non ha resistito alla tentazione, proponendo e riproponendo i fotogrammi della morte di Scoglio uno per uno, quasi come si trattasse della moviola di un fallo avvenuto in campo fra due giocatori avversari.

Solo dopo il Garante per la protezione dei dati personali e della privacy ha richiamato stampa e televisioni al rispetto della dignità della persona, e ha fermato l' ultimo video di Scoglio.
Mediaset si adegua all' ordine dell' Autorità ( tanto ormai il filmato l' aveva già trasmesso per prima), mentre Sky che ha sete di riscatto se ne frega, e manda in onda lo stesso, ancora una volta, la scena della morte.

Sul giornale Libero, la pagina 3 è divisa a metà: a sinistra l' articolo di Renato Farina intitolato " Quell' immagine è un furto vigliacco: morire è un fatto privato. Renderlo pubblico è da cronisti voyeur", e destra invece l' articolo dello stesso direttore Vittorio Feltri chi titola così: " Ma no, la realtà va raccontata tutta" e come sottotitolo " Non c'è nulla di scandaloso a mostrare la morte. Fa parte della vita."

Due giudizi divergenti pubblicati sullo stesso giornale, alla stessa pagina. Interessante. Veramente. Feltri è da lodare, giacchè dimostra così che sul suo giornale c' è spazio per chiunque voglia essere costruttivo e serio. Inoltre, da al lettore due punti di vista differenti sui quali poter ragionare e crearsi poi un' idea propria.

E' quello che ho fatto, e non ci ho dovuto mettere molto tempo per capire che se fosse dipeso da me, io quelle immagini non le avrei mandate in onda, come del resto afferma anche Biscardi, " quello non è il mio tipo di giornalismo".

Soprattutto mi da fastidio il fatto che nessuno sia sincero fino in fondo: anche Mentana che dice di aver compiuto con il suo "dovere di cronaca", non confesserebbe mai che il vero motivo per cui ha deciso di trasmettere la morte di Scoglio è stato sicuramente quello di arrivare primo sulla notizia, quello di trasmettere per primo le immagini in questione.

Verrebbe proprio voglia di gridare sciacalli a certi giornalisti. Tuttavia, non è così che si muove il mondo, soprattutto quello della comunicazione, della notizia, dei giornalisti "d' assalto?" Tutti impazziscono e sarebbero pronti a tutto per un' esclusiva, per arrivare prima degli altri.

Ci siamo già dimenticate le foto della principessa Diana, morta per un incidente stradale? Nel tunnel che le fu fatale, i giornalisti fotografi prima ancora di dare una mano, avevano già imbracciato la loro macchina fotografica ed erano pronti a scattare l' ineluttabilità della morte. Come se noi non la conoscessimo, come se tutti noi non sapessimo che la morte fa parte della vita, che è vero che non ci scandalizza, ma è anche vero che non è giusto infierire, perchè c'è una sensibilità da rispettare.

Permettetemi di dire che secondo la mia umile opinione la morte di Scoglio in diretta non doveva essere così sfruttata dai media. Si tratta di un fatto che è troppo privato, troppo intimo.
Dovrebbe appartenere solo ai suoi cari, alla sua famiglia, alle persone che gli hanno voluto bene e lo hanno amato.

Penso che Scoglio non avrebbe voluto morire cento volte, fra giornali e trasmissioni televisive.

L' ultima riflessione la vorrei fare sulla nostra fragilità umana, sul nostro essere comunque provvisori e non invulnerabili nè eterni. Scoglio ci ha stupito per l' ultima volta, come lo ha fatto il giovane calciatore di 23 anni morto durante una partita di calcio, anche lui stroncato da un infarto. Cadde, e non si rialzò mai più.

Non c'è niente che sia più effimero della vita.

Riccardo Filosa
Addetto Stampa dell' associazione Azzurri del Mondo della Repubblica Domenicana, domiciliato a Ladispoli, Roma