LA
MORTE IN DIRETTA
Ieri
è morto in
diretta tv Franco
Scoglio, negli
studi di una emittente
genovese. Un passato
da allenatore ( più
di 12 squadre durante
la sua lunga carriera)
e un presente da opinionista
sportivo in tv. Un
presente che però,
ora, non c 'è
più.
E' la prima volta
che una persona muore
durante la messa in
onda di una trasmissione
televisiva in diretta.
Stroncato da un' infarto
rivelatosi fatale
quanto fulmineo, Scoglio
aveva 65 anni, e se
li portava anche bene.
Attentissimo alla
salute, a ciò
che mangiava e ciò
che beveva, praticava
regolarmente attività
fisica e si informava
e studiava tutto ciò
che riguardasse la
medicina.
L' infarto lo coglie
durante il dibattito
con il presidente
del Genoa Enrico
Preziosi, che
era in collegamento
telefonico. Un dibattito
vivace e pieno di
passione, ma non certo
fuori dalle regole
della civiltà
e dell ' educazione.
Tuttavia, si sa che
per chi è debole
di cuore anche un
leggerissimo aumentare
della pressione, puo'
essere fatale.
I giornali di oggi
riportano quasi tutti
la notizia in prima
pagina. Ieri Aldo
Biscardi al suo
"Processo"
diede la notizia della
morte per primo, ma
decise di non mandare
in onda le immagini.
Invece, poco dopo,
Enrico Mentana
nella sua nuova trasmissione
"Matrix"
non ha resistito alla
tentazione, proponendo
e riproponendo i fotogrammi
della morte di Scoglio
uno per uno, quasi
come si trattasse
della moviola di un
fallo avvenuto in
campo fra due giocatori
avversari.
Solo dopo il Garante
per la protezione
dei dati personali
e della privacy ha
richiamato stampa
e televisioni al rispetto
della dignità
della persona, e ha
fermato l' ultimo
video di Scoglio.
Mediaset si adegua
all' ordine dell'
Autorità (
tanto ormai il filmato
l' aveva già
trasmesso per prima),
mentre Sky che ha
sete di riscatto se
ne frega, e manda
in onda lo stesso,
ancora una volta,
la scena della morte.
Sul giornale Libero,
la pagina 3 è
divisa a metà:
a sinistra l' articolo
di Renato Farina
intitolato "
Quell' immagine è
un furto vigliacco:
morire è un
fatto privato. Renderlo
pubblico è
da cronisti voyeur",
e destra invece l'
articolo dello stesso
direttore Vittorio
Feltri chi titola
così: "
Ma no, la realtà
va raccontata tutta"
e come sottotitolo
" Non c'è
nulla di scandaloso
a mostrare la morte.
Fa parte della vita."
Due giudizi divergenti
pubblicati sullo stesso
giornale, alla stessa
pagina. Interessante.
Veramente. Feltri
è da lodare,
giacchè dimostra
così che sul
suo giornale c' è
spazio per chiunque
voglia essere costruttivo
e serio. Inoltre,
da al lettore due
punti di vista differenti
sui quali poter ragionare
e crearsi poi un'
idea propria.
E' quello che ho fatto,
e non ci ho dovuto
mettere molto tempo
per capire che se
fosse dipeso da me,
io quelle immagini
non le avrei mandate
in onda, come del
resto afferma anche
Biscardi, " quello
non è il mio
tipo di giornalismo".
Soprattutto mi da
fastidio il fatto
che nessuno sia sincero
fino in fondo: anche
Mentana che dice di
aver compiuto con
il suo "dovere
di cronaca",
non confesserebbe
mai che il vero motivo
per cui ha deciso
di trasmettere la
morte di Scoglio è
stato sicuramente
quello di arrivare
primo sulla notizia,
quello di trasmettere
per primo le immagini
in questione.
Verrebbe proprio voglia
di gridare sciacalli
a certi giornalisti.
Tuttavia, non è
così che si
muove il mondo, soprattutto
quello della comunicazione,
della notizia, dei
giornalisti "d'
assalto?" Tutti
impazziscono e sarebbero
pronti a tutto per
un' esclusiva, per
arrivare prima degli
altri.
Ci siamo già
dimenticate le foto
della principessa
Diana, morta
per un incidente stradale?
Nel tunnel che le
fu fatale, i giornalisti
fotografi prima ancora
di dare una mano,
avevano già
imbracciato la loro
macchina fotografica
ed erano pronti a
scattare l' ineluttabilità
della morte. Come
se noi non la conoscessimo,
come se tutti noi
non sapessimo che
la morte fa parte
della vita, che è
vero che non ci scandalizza,
ma è anche
vero che non è
giusto infierire,
perchè c'è
una sensibilità
da rispettare.
Permettetemi di dire
che secondo la mia
umile opinione la
morte di Scoglio in
diretta non doveva
essere così
sfruttata dai media.
Si tratta di un fatto
che è troppo
privato, troppo intimo.
Dovrebbe appartenere
solo ai suoi cari,
alla sua famiglia,
alle persone che gli
hanno voluto bene
e lo hanno amato.
Penso che Scoglio
non avrebbe voluto
morire cento volte,
fra giornali e trasmissioni
televisive.
L' ultima riflessione
la vorrei fare sulla
nostra fragilità
umana, sul nostro
essere comunque provvisori
e non invulnerabili
nè eterni.
Scoglio ci ha stupito
per l' ultima volta,
come lo ha fatto il
giovane calciatore
di 23 anni morto durante
una partita di calcio,
anche lui stroncato
da un infarto. Cadde,
e non si rialzò
mai più.
Non c'è niente
che sia più
effimero della vita.
Riccardo
Filosa
Addetto
Stampa dell' associazione
Azzurri del Mondo
della Repubblica Domenicana,
domiciliato a Ladispoli,
Roma