Natale
2004
Dedico
questo brano scaturito
dalle viscere della mia
fantasia a tutte le persone
che mi amano.
Dicembre 2004, Santo Domingo,
Rep.Dom.
Dedico
questo brano scaturito
dalle viscere della mia
fantasia a tutte le persone
che mi amano.
Prima di tutto, alla mia
famiglia, la cosa piú
importante della mia vita.
A mia madre, a mio padre,
a mia sorella Alba. Ai
miei fratellini Priscilla
e Pierpaolo.
Lo dedico alla mia compagna,
Jessica, alla sua pazienza,
al suo amore spesso troppo
grande per uno come me.
Agli amici, senza i quali
non potrei mai stare.
Ai lettori del "
Corriere d' Italia"
.
Agli Italiani che risiedono
nella Repubblica Domenicana,
e a tutti gli altri ovunque
essi siano nel mondo.
Alla voglia di vivere
che non mi abbandona mai,
alle risate, alle strette
di mano, alle bevute in
compagnia.
A ció che é
bello, pulito, onesto.
Alla
libertá di poter
essere anche senza avere.
Tanti
auguri a tutti voi, di
Buon Natale e Felice 2005!
Che si avverino tutti
i vostri sogni, e se tutti
non é possibile...
almeno il piú importante
per voi.
Vi
voglio bene, Ricky
Filosa
NATALE
2004
- Scusa,
ma non lo sai che ormai
il Natale é alle
porte? - l' uomo restava
in silenzio, senza parlare.
Il ragazzo allora prese
una sigaretta con il filtro
che sembrava essere fatto
d' oro, se la mise in
bocca, la accese, poi
si spostó, si fece
piú vicino all'
uomo, e gli disse ancora:
- Ehi, hai capito? Il
Natale é giá
qui! - ma l' uomo non
ne voleva sapere di rispondere,
o di alzare la testa,
che teneva china, a guardare
verso il basso. Nella
sua schiena curva c' era
tutto il peso di una vita
passata a camminare giornate
intere senza mai avere
in testa una destinazione,
di partenze una dopo l
' altra senza arrivare
mai da nessuna parte,
di notti trascorse al
gelo con qualche scatola
di cartone e qualche vecchio
giornale come unica protezione
contro il freddo; di speranze
che se n ' erano andate
ormai anni fa, lasciando
il posto soltanto alla
solitudine, alla sofferenza,
all' indifferenza verso
il mondo che l' uomo covava
dentro.
- Tieni , ti ho portato
questo- e cosí
dicendo il ragazzo si
inginocchió per
poter essere all' altezza
del viso dell' uomo, un
po' come si fa quando
si vuole parlare ai bambini,
e tese la mano chiusa
verso di lui. Il fumo
della sua sigaretta sapeva
a buono, a cose lontane,
a spazi immensi senza
confine.
Solo allora l' uomo, spinto
dalla curiositá
e dalla necessitá,
o forse da chissá
quale altra forza, decise
di aprire gli occhi che
aveva sempre tenuto semichiusi,
di alzare un po' lo sguardo
per cercare la mano di
colui che aveva di fronte.
Con voce debole e rauca,
chiese
- Cos'é?
- Un regalo.
- Per me?
- Sí, per te.
Il ragazzo era molto sicuro
di sé, mentre l'
uomo non sapeva che cosa
pensare, se essere contento
o preoccupato.
- Ma... perché?-
chiese ancora.
- Perché é
Natale!- sorrise il ragazzo,
e la sua voce dava all'
uomo un senso di calore
e tepore, come quando
d' inverno ci si mette
vicino al caminetto, al
calore del fuoco vivo,
e subito si sta meglio.
Gli scoppiettii della
legna che brucia, sono
il sottofondo naturale
perfetto. - E anche perché
te lo meriti, piú
di altri.- aggiunse.
L' uomo continuava a non
capire , pero' la sola
presenza del ragazzo lo
faceva sentire bene ,
e questa sensazione era
vera, reale, e valeva
per questo spendere ancora
qualche minuto del suo
tempo senza orari per
capire che stava succedendo.
-Boh, non capisco... -
l' uomo sembrava intontito
adesso, - É Natale
anche per me? - il tono
della voce era piú
sollevato, sempre molto
sorpreso, ma non eccitato.
Era una sorpresa ancora
soffocata da pagliuzze
di incredulitá.
- Certamente! - esclamó
il ragazzo - Il Natale
é per tutti! É
di tutti! Per il mondo
intero, e anche di piú!
Anche per te!
-Ma io non ho mai avuto
un Natale!
Il volto del ragazzo per
un attimo si coprí
di un velo impercettibile
di tristezza, che volle
togliersi subito di dosso
per sostituirlo con un
sorriso sereno e luminoso,
tanto da dare luce anche
agli occhi dell' uomo,
che erano spenti da un
' eternitá. Stava
ancora inginocchiato,
la sua mano ancora chiusa
occupava il centro della
distanza fra i loro due
corpi, quando si rivolse
dritto all' uomo e gli
disse pacato:
-Quest' anno anche tu
avrai un Natale, fratello,
tutto tuo. Anche tu. -
e cosí dicendo,
tenendo la sua sigaretta
dal filtro dorato fra
le labbra, che sembrava
non dargli nessun fastidio,
aprí la mano fino
ad allora tenuta chiusa,
scoprendo un rosario.
Ma non uno qualunque.
Infatti, invece delle
palline di plastica o
di legno, come quelle
di cui sono fatti i comuni
rosari, c' erano dei diamanti,
grandi come piselli, tenuti
l' uno accanto all' altro
da un filo d' oro, di
al massimo un millimetro
di diametro, molto flessibile,
quasi come fosse una cordicella.
Delle incisioni finissime
e precisissime intarsiate
nell' oro, nel seppur
piccolissimo spazio di
un millimetro, davano
un riflesso ai diamanti,
che si aggiungeva a quello
naturale e splendentissimo
dei diamanti stessi, e
facevano sembrare quell'
oggetto qualcosa di piú
che prezioso. Qualcosa
di divino.
La croce era di cristallo,
ma comunque interamente
incastonata da diamanti,
ordinati secondo la grandezza;
dalle quattro punte della
croce partivano piccolissimi,
e la loro grandezza aumentava
fino a raggiungere l'
incrocio degli assi ,
dove vi era il diamante
piú grande. L'
uomo pensó che
volesse rappresentare
il cuore di Dio, la sua
bontá immensa e
incondizionata, l' amore
universale che ci ha salvati,
" morendo in sacrificio
per noi".
Adesso
non sapeva davvero che
cosa dire. Nel suo volto
reso chiaro dal bagliore
di tutti quei diamanti,
si alternarono espressioni
confuse di gioia e stupore,
e smorfie che deformarono
per un attimo il suo viso
facendolo sembrare addirittura
di un' altra persona.
Poi piano piano i muscoli
della faccia tornarono
a distendersi, e l' uomo
lentamente lasció
uscire con una sbuffata
l' aria che era rimasta
compressa nei suoi polmoni
fino a quel momento, che
non era riuscito a liberare
per colpa del gorgo di
emozioni in cui era stato
trascinato per istanti
che sembrarono a lui lunghissimi.
Il ragazzo lasció
che l' uomo si riprendesse
completamente, e che la
sua respirazione tornasse
al ritmo normale. Poi,
approfittó del
silenzio che c' era fra
loro due per dare qualche
informazione in piú
a colui che aveva di fronte:
- Il Rosario- cominció-
é considerato la
preghiera perfetta, perché
a lui é legata
la maestuosa storia della
salvezza dell' uomo. Con
il rosario infatti, meditiamo
sui misteri della passione,
del dolore e della gloria
di Gesú e Maria.
- Aveva assunto mentre
parlava un tono serio,
come quando si tratta
qualcosa di piú
che importante.- É
una preghiera semplice,-
continuó con gli
occhi accesi- umile come
Maria, la Madre di Dio.
É una preghiera
che possiamo fare con
lei, e con l' Ave Maria
la invitiamo a pregare
per noi. La Vergine concede
sempre ció che
le viene chiesto. Unendo
la sua preghiera alla
nostra, la rende piú
forte, molto piú
potente, giacché
Maria sempre riceve ció
che chiede, Gesú
non dice mai no a ció
che sua madre gli chiede.
L'
uomo rimase ad ascoltare
attento, molto piú
calmo di prima. Poi si
mosse un po' di lato,
sembro' barcollare un
momento nello spazio che
lo circondava, e poi si
diresse ancora al ragazzo,
guardandolo nei suoi occhi
azzurri come il cielo
d' estate quando non c'é
una nuvola.
-Perché mi dici
queste cose?- adesso era
moscio, come si stesse
spegnendo.
-Perché é
giusto! Mi sono stancato
di firmare ordini, contratti,
riunioni su riunioni,
montagne di parole. Non
sono abituato a lavorare
cosí. Io devo dare
amore, ne ho tanto da
dare! Ho deciso di prendermi
cura di chi veramente
ha piú bisogno,
in prima persona, da uomo
a uomo, per l ' eternitá.
Non ci saranno piú
bambini con la pancia
gonfia d' aria; malinconici
drogati collassati su
qualche panchina di qualche
stazione; sono stanco
delle guerre, del terrorismo
e del fanatismo religioso.
La religione non é
guerra, odio, disordine;
ma pace, amore, ordine
e fede. Voglio farmi vedere,
sentire; il mondo ha bisogno
di ricordarsi di me!
Il ragazzo mentre parlava,
sembrava quasi stesse
crescendo di statura.
- Questo rosario é
per te. É il tuo
regalo di Natale da parte
mia. Sappilo usare, perché
in lui é racchiuso
tutto l' amore di Maria.
Conservalo gelosamente.
Noi ci rivedremo presto...
E con queste parole, il
ragazzo accarezzó
l'uomo sulla testa, poi
prese il suo viso con
la barba dura di almeno
quattro giorni fra le
mani, lo guardó
negli occhi e gli disse:
- Io ti benedico. - e
lo bació sulla
fronte.
Tiró
la sigaretta ormai consumata
a terra, poi si giró
e date le spalle all'
uomo, cominció
a camminare piano, verso
una nebbia che si fece
sempre piú densa,
fino a che lo avvolse
completamente e il ragazzo
sparí.
**************************************************
L'
uomo stiró i muscoli
della schiena e del collo.
Era duro dormire sul freddo
marmo delle panchine della
stazione, ma almeno poteva
cercare rifugio dall'
inverno che lo tormentava.
Si strofinó gli
occhi con i pugni, come
per cercare di scacciare
l' ultimo sonno dalle
palpebre, poi ebbe un
sussulto improvviso, si
bloccó un istante
e subito dopo si mise
le mani al collo, come
stesse cercando qualcosa,
chissá cosa. Non
trovó ció
che voleva trovare, e
cosí si frugó
le tasche bucate dei pantaloni,
forse piú per abitudine
che per altra cosa. Ancora
nulla. Provó a
guardare meglio fra le
sue povere cianfrusaglie,
fra le scatole di cartone,
fra gli avanzi della cena
di ieri, a sua volta avanzata
chissá da chi e
trovata nella spazzatura.
Nulla. Incominció
con gli occhi ad ampliare
il suo campo visivo, stando
attendo a non perdersi
nemmeno un pezzo di pavimento,
nemmeno un angolo dove
ció che stava cercando
poteva essere finito accidentalmente.
Continuó
ad annaspare e ad impazzire
nella sua ricerca, e quando
incominciava giá
ad arrendersi e a sentirsi
stanco, scorse qualcosa
davanti a lui che luccicava.
Guardó meglio,
ed era il filtro d' oro
di una sigaretta consumata
ma ancora accesa.
Il
fumo non sembrava dargli
nessun fastidio, anzi
sapeva a buono, a cose
lontane, a spazi immensi
senza confine.....
Da
" I miei personaggi
" inedito di Ricky
Filosa