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L' INFINITO DI D' ALEMA

Di GIANLUIGI PARAGONE

Di poetico, in questi giorni nella sede dei Ds, c'è davvero poco. Anzi, la tensione è da notte dei lunghi coltelli. Massimo D'Alema lì, al Colle, ci vuole andare. Eccome se ci vuole andare. E sta inchiodando il suo segretario alla più dura delle croci: caro Fassino, sotto la sua segreteria i Ds non contano niente. Il j'accuse dei dalemiani è semplice e cinico: non abbiamo la presidenza del Consiglio, non abbiamo la presidenza della Camera, non abbiamo la presidenza del Senato, noi chi siamo? Fassino deglutisce e parte obtorto collo alla guerra. D'Alema o morte. Altrimenti a morire saranno in tanti, perché un D'Alema a bocca asciutta sarebbe un pescecane nel mare del partito e della coalizione.
E bravo, Baffino... Dopo essere stato il primo comunista presidente del Consiglio, Massimo vorrebbe essere il primo comunista presidente della Repubblica. Davanti al comunista, urge un post e ce lo metterei se non fosse che gli toglierebbe un gallone bordato oro, un gallone che invece D'Alema si merita. D'Alema è comunista di testa, di cultura e di formazione politica. Comunista togliattiano. Proprio per questo che non sta lasciando niente al caso. L'inciucione, l'hanno definito; soprattutto a sinistra, dove l'ala radicale e girotondina non lo può vedere neanche di sbieco.
Lui, di questo, gode. Così come gode della fama di antipatico che - con buona pace del mio amico Maurizio Belpietro, Antipatico... ...televisivo - fa di tutto per meritarselo. D'Alema è spocchioso, irrita. Disprezza i giornalisti, i quali gli fanno invece la posta perché intervistare Rutelli è come vincere con i boeri (il premio c'è sempre), con lui no. D'Alema - non so per quali motivi - s'è guadagnato la fama di intelligente e forse lo è davvero ma la sua intelligenza ha un limite: lui stesso. Le sue ragnatele finiscono con l'imprigionarlo. È ragno e insetto allo stesso tempo.
Ora, però, il punto è: più amantide religiosa o preda che resta intrappolata? Lo sapremo presto. Se il Baffino salirà al Colle, è ragno. Se invece vestirà la sola maglietta di ministro... Perché lui, di fare il ministro degli Esteri, non ha grandi intenzioni. È una casella che vorrebbe occupare soltanto mediaticamente per fare un gioco senza palla: vedete - sembra dire - io sono qui; che volete che m'importi del Quirinale, io faccio il ministro…
Nessuno però gli crede. E gli buttano il pallone tra i piedi. Glielo buttano ora Fassino, ora Rutelli. Nessuno dei due vuole D'Alema al Colle: il primo perché è costretto da troppo tempo a subire la partita dell'amico Massimo. Il secondo perché considera quello di D'Alema un capriccio inutile e dannoso: pazienza se D'Alema non ha preso neanche la seggiola più nobile di Montecitorio, non sono problemi che riguardano la Margherita.
Intanto, l'empasse che s'è creato in via Nazionale, sede della Quercia, ha di fatto rimesso il centrodestra nelle condizioni di evidenziare le spaccature degli avversari, candidando per primi Carlo Azeglio Ciampi per il bis. (Apro una parentesi: siccome ci siamo scottati una volta, attenzione a replicare lo schema Andreotti, il colpo gobbo non è uscito una volta e i bis sarebbero una figuraccia. Chiusa la parentesi).
Ciampi o è certo di passare con il voto qualificato al primo voto oppure non si mette neanche la tuta, perché non ha alcuna intenzione di fare il presidente di una sola parte politica... Giusta o sbagliata, la candidatura di Ciampi proposta dalla Cdl con intenzioni bipartisan mette l'Unione in forte difficoltà: D'Alema o Ciampi?
Prodi lo sa, per questo ha salutato con favore il possibile bis: per lui sarebbe la quadratura del cerchio. Del governo Prodi, Ciampi è stato ministro; l'attuale capo dello Stato è l'uomo dell'euro e dell'Europa, è un presidente amato e tanto altro ancora. Per il Professore non ci sono problemi ma per i Ds sì.
Sistemare D'Alema è diventato un affare di Stato. Anche ieri Fassino è dovuto tornare da D'Alema con la solita offerta prodiana: un ministero pesante - Esteri o Interni - senza però possibilità di passi per il Quirinale. O dentro o fuori, insomma. Tra l'altro, in tempi brevi.
Prodi infatti vorrebbe giurare nelle mani del Ciampi uno, perché teme i franceschi tiratori nell'elezione del Capo dello Stato. Se Marini è diventato Francesco, Massimo D'Alema può diventare Massimo Dalema senz'apostrofo, Massimiliano D'Alema, Massimo Patema e via storpiando. Delle due l'una: o D'Alema passa con un'intesa bipartisan (e per ora vedo solo nebbie) oppure rischia di saltare anche successivamente salvo un prezzo altissimo da pagare in termini di poltrone varie.
Pericolo che Prodi vorrebbe scongiurare a ogni costo, ecco perché sta insistendo con il Quirinale o per accelerare i tempi o per un sì a Ciampi condiviso da tutto il centrosinistra sempre più a pezzi. Ce la farà? Il cerino torna in mano ai Ds e la spaccatura interna tra dalemiani contro il resto del mondo non aiuta.
Riepiloghiamo. Carlo Azeglio Ciampi è disposto al bis ma solo ed esclusivamente se sostenuto da un'intesa larga che lo elegga al primo colpo, altrimenti tanti saluti: esce di scena. Massimo D'Alema sta trascinando i Ds e tutto il centrosinistra in uno scontro che lascerà tensioni difficili da sanare. C'è un terzo? Sì, Giuliano Amato, l'uomo per tutte le stagioni. Ha contro quasi tutta la Quercia che non gli perdona l'atteggiamento da ponziopilato quando c'è da schierarsi. Amato non ha un partito dietro, è svincolato dai giochetti interni delle segreterie: per questo dà maggiori garanzie di lealtà rispetto ai patti presi. Va bene a Prodi e va bene a Berlusconi, va bene a Rutelli e va bene a Fini-Casini.
A pensarci bene, va bene a troppe persone...
[Data pubblicazione: 03/05/2006]

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