In bocca alla lupa
di
gianluigi paragone
Ma qualcuno gliel' aveva detto a Romano Prodi che il motore
dell'economia, la Padania, sta all'opposizione e che forse
era meglio dedicargli un po' più di attenzione? Macché...
per il Professore tutto va bene così. Vadano in malora,
gli industriali padani; si tengano la Lega, Bossi e Berlusconi.
Così faranno, infatti...
Sotto la benedizione di san Pasquale Bailonne, protettore
di tutte le donne (che beffa: Prodi ne ha nominate 6 e 5 non
contano niente), è nato il governo di Romano: romano
di nome e di fatto. Forse anche per questo non durerà
molto. Non si può governare avendo contro chi muove
l'economia e a favore chi invece si attacca alle mammelle
della lupa statalista e centralista. In bocca alla lupa! Che
tradotto significa: attento alle fauci e ai denti dei romani
Rutelli e D'Alema, i quali... ..dentro il governo porteranno
tutte le tensioni delle lotte fratricide tra margherita e
ds, fratellastri nel partito democratico.
Affari loro
Questo è un governo che con gli interessi
del Nord non ha niente a che spartire.
Romano Prodi ha fatto la secessione, staccando lui la Padania
dal resto d'Italia. Per umiliarla, per cancellarla. Non certo
per esaltarla. Ecco perché alle amministrative dobbiamo
vincere e al referendum confermativo del 25-26 giugno devono
prevalere i Sì.
L'obiettivo della sinistra (bando alle ciance: qui di centro
c'è ben poco) è mettere a cuccia la Padania,
farle pesare la sua preferenza elettorale. Prodi ha mandato
un messaggio chiaro alle regioni del Nord e alle sue imprese:
la musica è cambiata, adeguatevi. Si fotta il Nord
e le sue menate sulle infrastrutture che mancano e le sue
code in tangenziale: d'ora in avanti se la dovranno vedere,
nell'ordine, con Antonio Di Pietro (Infrastrutture), Pecoraro
Scanio (Ambiente) e Alessandro Bianchi (Trasporti), il quale
ha dimostrato di capirci di infrastrutture meridionali (ha
detto che il Ponte sullo Stretto è una cretinata: insegna
Urbanistica a Reggio Calabria, università di cui è
rettore) ma della Pedemontana non ne sa un'acca.
Non ci resta dunque che fare come sempre abbiamo fatto in
questi anni: lasciar chiacchierare i politici di palazzo,
farci il segno della croce e rimboccarci le maniche. La Padania
si fida di chi vuole meno Stato e meno tasse e non di chi
vuole più Stato e più tasse. Si fida di chi
porta la politica più vicina al territorio (il federalismo)
e non di chi invece fa decidere tutto dalle segreterie di
partito. Si fida di Bossi e di Berlusconi, non di Prodi-Rutelli-D'Alema.
Lo dice il voto di un mese fa.
La debolezza del Professore è sotto gli occhi di tutti,
tutto va bene quando si tratta di arruffarsi le poltrone ma
quando sarà l'ora delle decisioni, tutto finirà
a carte e quarantotto. Padoa Schioppa è solo una foglia
di fico, utile a garantire - finché potrà -
i mercati finanziari. Ma anche lui è un ministro senza
copertura politica e può stare fresco se spera nella
leadership di un leader di cartone. La sinistra ha i soldi,
(nel senso di voti), per scegliere la musica. È il
massimalismo culturale che dominerà le scelte di fondo.
E poi ci sarà il romanocentrismo di cui è inzuppato
questo governo: quattro ministri (D'Alema, Rutelli, Gentiloni
e Alessandro Bianchi) nati a Roma e otto sono romani d'adozione
(Amato, la Melandri, Fioroni, Parisi, la Lanzillotta, la Bindi,
Mussi e la Bonino). Senza contare viceministri e sottosegretari.
Volete sapere quanti invece arrivano dalle regioni padane?
Si dice che il Piemonte ne conti cinque. Ve li presento: Giuliano
Amato è nato a Torino ma se gli chiedeste di andare
da Trofarello a piazza Castello senza l'autista sarebbe capace
di passare per Mantova. C'è poi tal Cesaro Damiano,
un sindacalista di Torino, una vita alla Fiom-Cgil per poi
passare nelle fila dei Ds (giusto perché il sindacato
è autonomo, no?) e okkupare il ministero del Lavoro,
che torna a essere un ministero autonomo rispetto al Welfare,
che non esiste più. E meno male che la riforma dei
dicasteri la fecero loro: Bassanini per l'esattezza. Il quale
Bassanini è stato trombato per fare posto alla moglie
(oltre al danno anche la beffa). Questo Damiano è torinese
doc nel senso torinese fiat. Ora, tutti sanno che la fiat
sta al sistema economico padano - fatto di piccole imprese
- come Erode sta alla pediatria di un ospedale. La fiat è
stata la piaga delle piccole e medie imprese; è l'esatto
opposto. La Fiat ha drenato soldi, ne ha frenato la crescita,
ha influenzato il sistema bancario eccetera eccetera.
Ma siccome il governo Prodi è il governo amico della
grande industria, ecco che dalla pancia della fiat esce un
altro ministro: Paolo Ferrero, ex democrazia proletaria ora
rifondazione comunista. Sta alle Politiche Sociali. I meriti?
Esser stato un cassa-integrato della fabbrica torinese. Mi
sembra un buon motivo, no?
Altri piemontesi doc sarebbero Emma Bonino, cuneese di nascita
ma giramondo di professione. Poi c'è Livia Turco, altra
cuneese talmente amata dal suo territorio che quando si candidò
nel 2000 alle regionali prese una cantonata storica da Ghigo,
qualcosa tipo 60 a 40. Amatissima. In quota Lombardia, c'è
Barbara Pollastrini, milanese, che dal suo ministero per le
Pari Opportunità potrà fare molto per rivendicare
le istanze padane. Ah, dimenticavo: Tommaso Padoa Schioppa,
nativo di Belluno, città che ha lasciato prestissimo
per Milano e poi per Boston e Bruxelles. Uno attaccato alle
proprie radici...
Ecco la dose di Nord in questo governo. Tanto basta per impegnarci
a farlo cadere al più presto.
IN BOCCA ALLA LUPA
[Data pubblicazione: 18/05/2006]