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Il PaSTONE
di Ermanno FILOSA
 
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Non c'è nulla di meglio che immaginare altri mondi per dimenticare quanto sia doloroso quello in cui viviamo. Almeno così pensavo allora. Non avevo ancora capito che, ad immaginar altri mondi, si finisce per cambiare anche questo...

da "Baudolino" - di Umberto Eco

10.06.2004
Madre Teresa del porno .........

Cinque attori sieropositivi, ma non tutti i set si bloccano. E non si ferma il contagio.

Gli amici la chiamano Mitch, nome da dura perché quando iniziò la carriera di pornodiva nel cinema "legittimo" furoreggiava un certo Clint (Eastwood). Ma nell'enfasi dei tabloid da supermercato è diventata la "Madre Teresa del porno".
Sharon Mitchell, 46 anni portati benone, abbandonato il porno ha preso la laurea ed è diventata il dottore più sexy d'America. Ora sta cercando di salvare il mondo del porno, colpito da un contagio aids che mette in pericolo, oltre alla vita virtuale delle case di produzione, la sopravvivenza degli attori.

Quando un mese fa Darren James, detto "Black stallion" (malgrado abbia superato la quarantina), al ritorno da un viaggio di lavoro in Brasile è risultato sieropositivo al periodico controllo nella Aim (Adult industry medical), la clinica che Mitchell ha fondato nel 1998, e che monitora l'attività degli attori del porno, è scattato immediatamente il piano di emergenza. Ha rintracciato tutti i partner dell'attore e li ha messi in quarantena. Fino all'8 giugno nessuno della lista delle 65 pornostar dovrebbe lavorare.
Le più grandi case di produzione della San Fernando Valley (l'equivalente delle major hollywoodiane per il porno) hanno accettato di fermare per due mesi la produzione.
E per la prima volta dopo sei anni (la crisi precedente fu nel 1998) una buona percentuale delle 1.200 pornostar californiane sono disoccupate: se vogliono fare l'amore, devono farlo in privato, non in pubblico e non a pagamento. In questo momento, scherza qualcuno "il Kamasutra è tornato a essere un hobby, non un lavoro, un piacere e non un dovere".

Altri quattro attori sono già risultati sieropositivi. A parte il transessuale Jennifer, le altre tre, Lara Roxx, Jennifer Dee e Miss Arroyo, sono direttamente legate a Darren James, che, in tre settimane ha recitato con 21 diverse partner.
Ma ci vorrà un altro mese per sapere se il contagio è circoscritto.
La crisi ha scatenato numerose polemiche.
C'è chi approfitta per tuonare di nuovo contro il porno, approfittando per minacciare almeno un aumento delle tasse (in un mondo che ha un fatturato di circa 12 miliardi di dollari) e chi vorrebbe invece che fosse dichiarato obbligatorio l'uso dei preservativi.
È sceso in campo Larry Flynt, il boss dell'impero Hustler.
Pur avendo aderito allo stop della produzione, sostiene che "malgrado questa crisi il set di un film porno è ancora il luogo più sicuro per fare sesso". I controlli ogni 30 giorni, in grado di scovare qualsiasi malattia sessuale contratta fino a due settimane prima, renderebbero a suo dire un film molto più sicuro della vita reale.

Le case di produzione Vivid e Wicked, che girano solo scene con preservativo, sono un'eccezione: l'83 per cento è sesso non protetto.
E per convincere i dubbiosi i produttori arrivano a pagare la stessa identica scena il doppio se la pornostar rinuncia al preservativo.
Malgrado il campanello d'allarme la maggior parte delle case di produzione minori non solo non ha sospeso l'attività ma l'ha incrementata, aggiungendoci il fascino del fattore rischio.
E addirittura ne sono nate alcune nuove, stile kamikaze. Una usa uno slogan che fa il verso a un romanzo di Gabriel García Márquez: "L'amore al tempo dell'aids".
E un paio degli attori in quarantena, anche se in America non possono lavorare, sono già stati segnalati sui set dei paesi dell'Est dove i controlli sono meno rigidi.
Per colmo d'ironia, Darren James, l'"untore", è diventato attore porno solo perché è stato scartato all'esame di poliziotto.


Infarto : perchè al mattino??


La drastica diminuzione della flessibilità dei vasi sanguigni spiegherebbe il motivo della maggior incidenza degli attacchi cardiaci nelle prime ore della giornata

Svelato il mistero della maggior frequenza di eventi cardiovascolari al mattino rispetto al resto della giornata: dipenderebbe, secondo i ricercatori della Mayo Clinic, uno tra i più prestigiosi istituti di ricerca, da una drastica diminuzione della flessibilità dei vasi che si ripete regolarmente proprio nelle prime ore della giornata.

Questa diminuzione della capacità di espansione dei vasi arteriosi è stata registrata in uno studio, apparso sulla rivista specializzata Circulation: Journal of the American Heart Association, su 30 persone sane e non fumatrici.
Al mattino le persone hanno una elasticità dei vasi pari a quella di individui diabetici e fumatori, rileva il coordinatore della ricerca Virend Somers. Lo strato di cellule che forma le pareti che tappezzano internamente i vasi (endotelio), è uno dei principali effettori della loro espansione durante il passaggio del sangue.

I ricercatori hanno misurato la sua elasticità a diverse ore del giorno: alle 6 del mattino, alle 11, poi prima di andare a dormire.

Al mattino, quando il rischio di infarto e ictus può essere anche doppio rispetto al resto del giorno, la funzione dell'endotelio è ridotta fino al 40%; ma l'elasticità aumenta di nuovo a metà mattinata.

Questa è la prima modifica fisiologica che si possa rapportare alla maggior frequenza di eventi cardiovascolari che si registra nelle prime ore del mattino, rileva l'esperto, ma bisogna capire come questi cambiamenti siano associati ai malati con patologie cardiovascolari. E' possibile, osserva Somers, che la funzione endoteliale sia semplicemente un elemento di rischio in più al mattino. Comincia desso l'esplorazione dei meccanismi molecolari che sarebbero alla base del cambiamento di elasticità che avviene nel corso della giornata, conclude lo scienziato.


Regan, il Presidente - attore o l'attore - Presidente??

L'ex presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, 93 anni, è morto nella sua casa a Bel Air, presso Los Angeles, in California, sabato poco dopo le 22 ora italiana. Da tempo era stato colpito da una grave forma di morbo di Alzheimer che gli aveva reso impossibile proseguire nella vita pubblica.
Reagan, nato nell'Illinois il 6 febbraio 1911, fu alla guida degli Stati Uniti per 8 anni, dal gennaio 1981 al gennaio 1989.

IN PRINCIPO FU ATTORE
La sua carriera politica iniziò mentre faceva l'attore a Hollywood negli anni Quaranta, quando fu eletto presidente del sindacato attori.
Di idee conservatrici e fortemente anti-comuniste, il partito repubblicano fu la sua naturale casa politica e nel 1970 divenne governatore della California.
Già nel 1976 avrebbe potuto ottenere la nomination per le presidenziali, ma il partito gli preferì lo scialbo presidente Gerald Ford, subentrato a Richard Nixon "bruciato" per lo scandalo Watergate, che venne sonoramente sconfitto da Jimmy Carter. Ci riprovò quattro anni dopo riportando una grande vittoria su Carter.
Diede inizio a un ampio programma di riforme fiscali ed economiche improntate a una stretta politica liberista.
Famoso la sua decisione di licenziare da un giorno all'alto i controllori di volo scesi che scioperavano. Tre mesi dopo il suo giuramento alla Casa Bianca subì un attentato da parte di un pazzo che voleva impressionare l'attrice Jody Foster, in cui un suo ministro rimase paralizzato, ma gli salvò la vita.

POLITICA ESTERA E STILE DI VITA
In politica estera impose il ruolo dell'America di nuovo potente in campo internazionale dopo il ritiro dal Vietnam.
Diede ordine di invadere Grenada per non farla cadere nell'orbita castrista e di fornire armi di nascosto alla guerriglia anti-sandinista in Nicaragua, oltre che alle altre dittature di destra dell'America centro-meridionale.
In Europa contrastò l'Unione Sovietica aiutando il sindacato Solidarnosc in Polonia e dispiegando i missili balistici Pershing nel Vecchio Continente bilanciando gli SS-20 russi. Insieme a Margaret Thatcher, è diventato simbolo di un decennio e di uno stile di vita. Dal suo nome discese una definizione di un'epoca ribattezzata, appunto, "reaganiana".


FUNERALI DI STATO
Venerdì saranno celebrate a Washington le esequie di Stato per l'ex presidente. E' dalla morte di Lyndon Johnson, nel 1973, che i funerali presidenziali non vengono officiati nella capitale.
La salma del quarantesimo presidente degli Stati Uniti sarà esposta per due giorni, lunedì e martedì, alla Reagan Presidential Library, nella Simi Valley, in California.
Mercoledì sarà trasferita a Washington e trasportata nella Rotunda del Capitol, l'edificio principale del Congresso, dove riceverà l'omaggio di cittadini e dignitari. Venerdì la bara sarà trasportata con solenne processione alla National Cathedral di Washington, la chiesa che opsita la grandi cerimonie, dove si svolgerà il rito funebre.
In seguito, ci sarà una cerimonia privata in California e la sepoltura nel giardino della Presidential Library.
Centinaia di persone si sono radunate intanto a Santa Monica (Los Angeles) dove la salma dell'ex-presidente è stata trasferita sabato pomeriggio.
Il presidente Bush ha ordinato di issare la bandiera a mezz'asta su tutti gli edifici federali per i prossimi trenta giorni.


Camellia Sinensis : non è una donna fatale...............

Aiuta la digestione, riduce la produzione di grassi, ha un potente effetto antiossidante che oltre a rallentare l'invecchiamento della pelle tutela lo stato di salute di tutte le cellule. Una bevanda millenaria da consumare in abbondanza. Le proprietà benefiche degli altri infusi...
Si possono bere in ogni momento della giornata, calde, fredde o a temperatura ambiente e rispetto all'acqua pura hanno un doppio vantaggio: un sapore stuzzicante e virtù terapeutiche per ogni esigenza. Sono le tisane. Anzitutto quella a base di tè verde. Con la stessa radice etimologica del più famoso, almeno alle nostre latitudini, tè nero (dal greco thea, cioè dea, il che dice tutto sulle proprietà curative eccezionali che da sempre le sono riconosciute), questa bevanda si è diffusa dalla Cina e dal Giappone, ma i suoi consumi continuano ad aumentare vertiginosamente in tutto il mondo. Complici le centinaia di studi scientifici che le hanno riconosciuto il titolo di campione di salute.

STESSA PIANTA
La pianta è sempre la stessa, la Camellia Sinensis, solo che per ottenere the verde le foglie vengono sottoposte a una lavorazione diversa. Dopo la raccolta vengono vaporizzate o tostate per evitare il processo di fermentazione che impoverisce la materia vegetale di alcune sostanze benefiche come i polifenoli e in particolare l'epigallo-catechin-gallato, che il tè nero non contiene affatto.
Per gustare il tè verde al meglio, puro o con qualche goccia di limone, basta adoperare teiera e colino di bambù oppure di porcellana. Escludendo perciò il contatto con metalli, per sfruttare appieno anche le riserve di calcio, ferro, potassio, nichel e zinco, vitamine A e B, B2 e B12 che concorrono a rendere questa bevanda così salutare.

LE PRINCIPALI VIRTÙ
Il valore salutistico del tè verde, certificato da numerosi studi pubblicati su riviste di credibilità internazionale, si può definire sorprendente. Riunisce in sé molteplici azioni terapeutiche di vitale importanza. Grazie alle catechine, che sono bioflavoni, gli effetti della bevanda sono ritenuti non solo antiossidanti, ma anche antitumorali.
Studi epidemiologici sull'uomo hanno dimostrato che il tè verde è in grado di abbattere i meccanismi di proliferazione cellulare. Mantiene cioè l'equilibrio ossidoriduttivo all'interno delle cellule, il che è fondamentale per la buona salute delle stesse, non solo per prevenire i processi degenerativi ma anche per arrestare quelli già in atto.



Il petrolio è un'arma!!!


Gli attacchi contro compagnie petrolifere, piattaforme e oleodotti fanno parte di una strategia precisa: far esplodere il prezzo del greggio. Ma l'Occidente rischia comunque un nuovo 1973.

Mentre il prezzo del petrolio raggiungeva il livello più alto degli ultimi 13 anni, superando i 40 dollari al barile, gli esperti americani che preparano gli scenari relativi alla sicurezza del settore energetico inserivano nei loro documenti una cifra ipotetica ben più alta: 144 dollari. È questo il prezzo che un barile di petrolio dovrebbe avere secondo Osama Bin Laden, che discusse il problema durante un'intervista rilasciata sei anni fa alla televisione araba Al Jazeera: il fatto che gli americani abbiano potuto per decenni comprare petrolio a basso prezzo dai paesi del Golfo rappresenta, secondo il leader di Al Qaeda, "il più grande furto della storia dell'umanità".

Tre attacchi terroristici in meno di 20 giorni dimostrano che quella che per anni è stata considerata la battuta di un fanatico nasconde in realtà una strategia precisa che allunga l'ombra del terrorismo sulla crescita economica mondiale.
Sabato 8 maggio vicino a Bassora, terminale strategico delle esportazioni irachene, una bomba ha fatto saltare l'oleodotto che rifornisce i principali terminali iracheni, riducendo drasticamente il flusso di greggio verso l'estero. Questa volta l'obiettivo è stato raggiunto; già lo scorso 24 aprile tre barche piene di esplosivo avevano ucciso tre marines presso le piattaforme petrolifere del terminal di Bassora.

Ancor più devastanti e preoccupanti sotto il profilo strategico erano stati gli effetti del raid compiuto da quattro terroristi contro impiegati della Abb Lummis a Yanbu, in Arabia Saudita, che hanno provocato la morte di cinque civili, la partenza di circa cento ingegneri occidentali dal paese e un aumento di circa 3 dollari sul prezzo di un barile di petrolio. A Houston, dove hanno sede le multinazionali americane del settore, gli attentati hanno avuto l'effetto di un terremoto.
Per la prima volta è stato attaccato direttamente il più grande fornitore mondiale di petrolio: con riserve di 260 miliardi di barili e una produzione giornaliera pari all'11 per cento del consumo globale, l'Arabia Saudita rappresenta la pedina fondamentale del grande risiko mondiale dell'energia.

"Se si verificasse a breve termine un altro grave attacco contro impianti sauditi le conseguenze sui prezzi sarebbero devastanti" dichiara Eward Morse, ex responsabile per l'energia al dipartimento di Stato, considerato ora il massimo esperto mondiale di politiche petrolifere. "Non è difficile immaginare un raddoppio del prezzo del barile. La cosa più grave è che i terroristi sembrano avere più consapevolezza di questa eventualità dei governanti europei e americani".
Negli ultimi 35 anni le variazioni più forti del prezzo del petrolio sono sempre state determinate dai grandi eventi politici del Medio Oriente, dalla rivoluzione in Iran alla prima guerra del Golfo. Secondo Morse il precedente storico che più ricorda la situazione attuale sono però gli anni immediatamente precedenti l'embargo petrolifero del 1973. Anche allora la crescita della domanda di petrolio aveva reso il sistema particolarmente vulnerabile a uno shock improvviso: "Allora a spezzare l'equilibrio fu la guerra di Yom Kippur, che portò poi all'embargo. Ora a complicare le cose c'è il fatto che esiste la volontà di colpire il settore".

Oggi come allora il mondo ha sete di oro nero: solo nell'ultimo anno i consumi sono cresciuti a una velocità tale da sorprendere i pianificatori della International energy agency costretti a rivedere le proprie previsioni al rialzo per ben cinque volte in meno di sei mesi. Lo scorso novembre si pensava che quest'anno la domanda sarebbe cresciuta di un milione di barili, ora si sa che l'aumento è stato di almeno 2 milioni di barili, di cui metà determinata dalla domanda cinese. Negli ultimi quattro anni la Cina da sola ha assorbito il 35 per cento dell'aumento della domanda mondiale, sorpassando, secondo stime, il Giappone come secondo consumatore mondiale dopo gli Stati Uniti.


Europa.. Europa..........Ma quale??!!

Una ,due.....cento Europe!!!.La sigla della carta europea è per ora congelata. Così molti fra i nuovi e i vecchi partner formano piccoli gruppi omogenei su temi specifici. È il vecchio progetto di Europa a due velocità che prende corpo. E rischia di dare un duro colpo al sogno di unità politica.

Tra poco meno di un mese il Consiglio europeo potrebbe votare l'accordo per la futura costituzione. Ma per quanto la presidenza irlandese ci speri, le probabilità che ciò avvenga sono scarse. L'ha dimostrato il vertice di Bruxelles del 17 e 18 maggio nel quale i 25 ministri degli Esteri più che passi avanti, come ha voluto vedere con ottimismo l'irlandese Brian Cowen, ne hanno fatti non pochi indietro. L'unico argomento sul quale è stato trovato il consenso è il numero dei commissari. Fino al 2014 saranno 25-27, poi 18. Sul resto è buio fitto. A remare ostinatamente contro è stato il britannico Jack Straw, al punto che il collega Joschka Fischer l'ha accusato di praticare una "Salamitaktik" (tattica del salame). Secondo il ministro tedesco, gli inglesi hanno deciso di fare a fette l'integrazione a colpi di veti e referendum. Straw impassibile gli ha risposto: "Se su certi argomenti non verrà rispettata la posizione britannica non firmeremo".

Così i lavori si sono incagliati sul no inglese all'introduzione del voto di maggioranza sulla politica estera e di sicurezza, in campo sociale e fiscale. Il diritto di veto in materia di bilancio e rifinanziamento dell'Unione, caldeggiato da Londra, è appoggiato dagli olandesi, mentre gli scandinavi lo vogliono per istruzione e sanità. A questo punto per uscire dall'impasse Germania, Francia e Spagna hanno chiesto di poter ricorrere al meccanismo "dei gruppi pionieri". Messo a punto nel 1999, prevede che vi sia l'accordo di almeno un terzo di tutti gli stati (9 su 25 oggi) per cooperare su uno specifico tema.

L'idea di un'Europa a geometrie variabili, o a cerchi concentrici, viene difesa anche dall'ex presidente della Commissione Jacques Delors, che preferisce parlare di "cooperazioni rafforzate" che tra l'altro esistono già in materia economica e monetaria. Di avviso opposto è il premier irlandese Bertie Ahern. Secondo lui, creano solo difficoltà, divisioni e sospetti. Il vertice di Berlino a tre tra Gerhard Schröder, Jacques Chirac e Tony Blair l'ha dimostrato. E non poca irritazione ha provocato la lettera spedita venerdì 21, ai quotidiani dei rispettivi paesi, dai ministri dell'Economia di Germania, Gran Bretagna e Francia per chiedere un nuovo patto di stabilità europeo, meno rigido sul deficit pubblico. Ai paesi più piccoli dell'Unione non piace poi la prospettiva di un nucleo forte, per esempio una locomotiva franco-tedesca spinta dalla collaborazione industriale tra Berlino e Parigi, sempre che vada oltre le parole: al momento è arenata perché il ministro dell'Economia francese Nikolas Sarkozy ha preferito ricorrere alle casse dello stato, anziché a un accordo con la Siemens per salvare Alstom, colosso dell'energia e trasporti d'oltralpe.

Per contrastare il ruolo di "grandi vecchi" che alcuni paesi fondatori sembrano volersi arrogare, gli altri europei hanno deciso di costruire proprie geometrie variabili. Così è già successo a proposito della guerra in Iraq. Dopo l'immediata adesione di Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria, è arrivato il sostegno del Gruppo dei 10 di Vilnius (Estonia, Lettonia, Lituania, Slovacchia e Slovenia oltre a Bulgaria, Romania, Albania, Croazia e Macedonia). Paesi che sanno di non potersi imporre sul piano economico e dunque puntano su temi di cui hanno spesso una conoscenza diretta: le frontiere a Est, l'ambiente e le minoranze etniche.

I nuovi vicini dell'Unione, Russia, Ucraina, Bielorussia, Moldavia, ma anche i Balcani, potrebbero ridare slancio al gruppo di Visegrad e conferire a Varsavia un ruolo trainante. Nato nel 1990 dall'alleanza tra Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, il gruppo si poneva come obiettivo la cooperazione per l'integrazione euro-atlantica. Il prossimo compito potrebbe essere aiutare i vicini nello sviluppo democratico ed economico, lasciando aperta anche la porta per un futuro ingresso nella Ue. La Polonia, conscia della propria importante posizione geopolitica, ha già fatto sapere che non intende assoggettarsi alla politica restrittiva di Bruxelles nei confronti degli stati ai confini dell'Unione. L'Ungheria preme poi per una maggiore collaborazione con la Serbia, mentre la Slovacchia vedrebbe volentieri una candidatura della Croazia e ha già iniziato ad approfondire i contatti con Bulgaria e Romania, anche per affrontare il comune problema dei rom. L'Austria per il momento osserva.

A Nord è invece nata l'anno scorso la Lega dei paesi del Nord costituita da Svezia, Finlandia, Danimarca, Estonia, Lettonia e Lituania. Alle riunioni, che si tengono poco prima di ogni vertice europeo, partecipavano inizialmente solo i capi di governo, ora saranno allargate anche ai ministri degli Esteri. Le repubbliche baltiche hanno, infatti, sempre visto con sospetto il filo diretto tra Mosca e Bruxelles, che nega loro qualsiasi voce in capitolo. Per tutti, però, gli accordi politici ed economici tra Ue e Russia sono vitali; così come quelli sull'ambiente. E al vertice euro-russo della settimana scorsa il presidente Vladimir Putin ha fatto capire che la ratifica del protocollo di Kyoto dipende proprio dalla risolutezza con la quale l'Unione appoggia l'ingresso di Mosca nel Wto.

Tuttavia, la Lega non è un blocco anti Bruxelles, si affretta a precisare un portavoce del governo finlandese: "Solo che il recente allargamento ci ha fatto diventare ancora più piccoli, dunque può tornare utile elaborare preventivamente posizioni comuni". Altro problema, che sta a cuore in particolare ai paesi dell'Europa centro-orientale, è quello delle minoranze etniche, in gran parte frutto di immigrazioni ed espulsioni forzate (la questione dei Sudeti ha di nuovo scatenato aspri dibattiti nella Repubblica Ceca). Così i ministri della Cultura polacco, ceco, slovacco, ungherese, tedesco e austriaco hanno promosso a Varsavia una Piattaforma per lo studio e la riconciliazione.


Piscina : non solo nuoto!!


Si pensa alla piscina, specie qui a Santo Domingo , come ad un posto fresco, dove, con un costume da bagno, si possono fare nuotate ritempranti, tuffi e giochi d'acqua, ma non avreste mai pensato di andarci per " non nuotare".
La ginnastica in acqua, ovvero l'acquagym, è una disciplina che chiunque può praticare anche se non si sa nuotare, ottenendo gli stessi benefici che si raggiungono in palestra.
Muovendosi nell'acqua il peso del corpo risulta ridotto, la schiena e gli arti inferiori non vengono sottoposti a carichi eccessivi, il corpo si tonifica, la circolazione viene stimolata e infine Il massaggio generato dall'acqua intorno al corpo procura un generale stato di benessere.
Non ci sono limiti d'età e inoltre è molto efficace su soggetti a cui serve fare riabilitazione agli arti, ai disabili, ed anche ai reduci da traumi.

Scegliamo i corsi più adatti a noi dai più soft ai più intensi:

Acquasoft
Indicata soprattutto alle persone che sono alla ricerca di un benessere fisico all'insegna del buon umore con semplici esercizi che porteranno beneficio all'intero corpo. Indicata per chi non sa nuotare.

Ginnastica antalgica
La lezione si avvale d'esercizi specifici per il controllo della postura, per migliorare la mobilità articolare con lo scopo di aumentare la percezione del corpo proprio ed evitare l'aggravarsi di patologie già esistenti. Ginnastica statica e poco intensa.

Acquastep
Lezione rivolta a tutte le persone che vogliono tonificare in modo specifico la parte inferiore del corpo, grazie all'aiuto dell'attrezzo STEP. Indicata a chi ha una buona acquaticità.

Watertonic

Lezione di intensità media dedicata alla tonificazione di tutto il corpo basata su esercizi svolti per serie e ripetizioni; adatta a chi vuole recuperare fiato e capacità cardiovascolari.

Hydrospinning

Si monta sulla hydrobike, immersi nell'acqua fino alla cintola, si pedala e l'esercizio permette di sfruttare la resistenza naturale dell'acqua dando alla pedalata una carica di sforzo , e quindi dispendio calorico.

Waterboxing

una serie di movimenti che si rifanno alla preparazione atletica dei pugili, senza contatto fisico, diretti, ganci, montanti da sferrare sott'acqua. Un allenamento ad alta intensità, che potenzia la muscolatura e incrementa la resistenza fisica allo sforzo.
Per chi preferisce le discipline meditative e rilassanti:

Aquahealing

Il corpo, sorretto dall'istruttore e dai galleggianti, viene massaggiato dall'acqua e dalla perizia dell'operatore. In pratica, vengono usate in acqua tecniche di massaggio normalmente eseguite all'asciutto: shiatsu, riflessologia plantare e ayurveda. Il massaggio, arrivando alla corteccia cerebrale, contribuirà a liberare le endorfine (le molecole del piacere e dell'equilibrio psicofisico) e a restituire consapevolezza e serenità.

Watsu

Il massaggio Watsu (o Water Shiatsu) nasce grazie al californiano Harold Dull che cominciò, a partire dai primi anni '80, ad applicare nell'acqua calda le pressioni e gli allungamenti tipici dello Shiatsu, appreso in Giappone dal maestro Masunaga.
La persona che riceve il massaggio in acqua viene cullata, allungata e distesa dall'operatore, che ne garantisce il galleggiamento per tutta la durata del trattamento.
Durante la seduta di Watsu, le articolazioni si muovono leggere, lasciando scomparire tensioni e dolori; i muscoli si rilassano, si distendono e si riposano; la spina dorsale si allunga e si snoda libera dalle tensioni, sbloccandosi naturalmente.

Wateryoga

E' semplicemente lo yoga fatto in acqua. L'acqua calda (35C-36C), nella quale si è immersi durante la lezione, permette di liberare i flussi linfatico, sanguigno, cranio-sacrale ed energetico sottile. Praticare lo yoga in assenza di sforzo favorisce una distensione muscolare più armonica, migliorando la capacità di allungamento e rendendo anche le posizioni più difficili accessibili a tutti. Le contrazioni si sciolgono lo stress e l'insonnia se ne vanno. Inoltre, i movimenti eseguiti senza punti fisici di appoggio, inducono a cercare un baricentro dentro se stessi. Così, anche la psiche…galleggia, perdendo la sua rigidità!!

 


G8 - La frecciata di Chirac

I capi di stato e di governo del G8 riuniti a Sea Island (Georgia), hanno adottato ieri notte il Partenariato per il progresso e un futuro comune in Medio Oriente e Africa del Nord. Il testo dell'accordo afferma che "la pace, lo sviluppo politico economico e sociale, la prosperità e la stabilità dei paesi del Grande Medio Oriente, rappresentano una sfida per l'intera comunità internazionale". Ma, nonostante il clima di riappacificazione tra Europa e Stati Uniti, non sono mancati i disaccordi sui metodi di applicazione del partenariato. Il presidente francese Jacques Chirac ha sottolineato che la regione mediorientale non ha bisogno di "missionari della democrazia" e ha chiesto "rispetto per i processi locali di apertura politica". Nuovi punti di disaccordo nel rapporto tra Washington e Parigi sono la riduzione del debito iracheno e il coinvolgimento delle truppe Nato in Iraq.