|
di
Ermanno FILOSA
|
| "Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e pubblicateli. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente ma è l' unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri". (Joseph Pulitzer) |
|
03.05.2006 Un sito internet per ringraziarlo: «E non mollare»
Un sito per ringraziare Silvio Berlusconi e spronarlo a proseguire nel suo impegno politico. Lo ha ideato e creato il consigliere regionale in Lombardia Carlo Saffioti, presidente della commissione Attività produttive, che lo ha inaugurato ufficialmente ieri, giorno in cui il premier ha rassegnato le dimissioni al Quirinale. Per inviare il proprio messaggio è sufficiente connettersi al sito www. grazieberlusconi.eu, digitare sullo spazio indicato e scrivere il proprio pensiero. «In rete in via ufficiosa da pochi giorni, il sito ha già ricevuto - spiega Saffioti - più di 500 messaggi e ha già registrato quasi 1700 visitatori. I messaggi invitano Berlusconi a proseguire il suo impegno politico. «Ho aperto questo sito - prosegue Saffioti - per dare la possibilità a chi lo vorrà di esprimere la propria fiducia, il proprio ringraziamento e la propria solidarietà al nostro presidente Berlusconi, indomito e geniale combattente della libertà, vincitore morale delle elezioni». Come sempre sul web, arrivano anche gli insulti. Saffioti ha deciso di non cancellarli e di archiviarli in una speciale sezione «E ora compatti sul referendum» -
«Faremo un' opposizione dura e difenderemo le riforme approvate in questi cinque anni». Nel breve Consiglio dei ministri che chiude la stagione di governo della Casa delle libertà, Silvio Berlusconi guarda già avanti. E chiede a tutti i partiti del centrodestra «la massima compattezza» nella battaglia referendaria ormai alle porte. Secondo il premier, infatti, quella del 25 giugno potrebbe essere l'occasione per dare «una prima spallata» a Romano Prodi e rilanciare l'opposizione. Che, dovessero vincere i «sì» alla devoluzione, tornerebbe a ribadire - questa volta con il conforto del voto - che il centrosinistra è maggioranza in Parlamento ma non nel Paese. Quindi, spiega il premier nell'ultima riunione del governo, sul fronte referendum serve «un'opposizione unitaria» perché «sarà il primo appuntamento chiave del dopo elezioni» e per vincerlo «dovremmo comportarci in modo compatto, come fossimo ancora la maggioranza». Un appello, quello del Cavaliere, che trova ovviamente d'accordo i due ministri della Lega, Roberto Castelli e Roberto Maroni. E che il premier aveva già annunciato qualche giorno fa a Umberto Bossi. Se il Carroccio ha dato la sua disponibilità ad appoggiare la candidatura di Giulio Andreotti per la presidenza del Senato, infatti, è solo perché il Senatùr ha avuto garanzie sul fatto che sia An che l'Udc appoggeranno la battaglia referendaria in modo deciso. Insomma, non solo formalmente ma mettendoci la faccia in prima persona. Così, Berlusconi torna sulla questione e lo fa nell'ultima occasione formale d'incontro della Casa delle libertà.
Sarà perché i protagonisti dello scherzetto di ieri sono esattamente gli stessi dell'infausto autunno del '98, quando per un voto Prodi perse Palazzo Chigi: Bertinotti (che oggi sta a Montecitorio), Marini (che oggi sta a Palazzo Madama), D'Alema (che oggi è in pista per il Colle più alto). Fatto sta che c'è chi giura che ieri sera, informato che il neo-presidente della Camera stava per annunciare ufficialmente la convocazione dei Grandi Elettori per l'8 maggio, il Professore, furioso, sia sbottato in un grido di dolore: «Questo è un complotto contro di me!». Sarà uno slittamento «di pochissimi giorni», cerca di far buon viso a cattivo gioco Prodi, che però ieri, raccontano, era ragionevolmente certo che l'incarico gli sarebbe stato conferito da Ciampi entro la settimana, e che dunque il suo sospiratissimo governo (il Professore sta appeso dall'11 aprile, tra poco sarà un mese) sarebbe riuscito a decollare a tappe forzate prima della complessa partita del Quirinale. Per tutta la giornata di ieri l'austero palazzo di piazza Santi Apostoli, sede provvisoria del premier in pectore, sembrava il fondale di una farsa di Feydeau: entra D'Alema, segue Fassino. Escono D'Alema e Fassino. Entra Rutelli, segue Franceschini. Ritorna D'Alema, segue Fassino. Arriva Parisi. Escono Rutelli, Franceschini, D'Alema e Fassino, resta Parisi. Arriva Di Pietro. Seguono Pannella e Villetti. D'Alema sorrideva sornione: «Noi Ds siamo sostanzialmente pronti con la squadra di governo.
Le dimissioni di Berlusconi: «Ci rimpiangerete»
Il Cavaliere riunisce i ministri: «Siamo stati il migliore governo della Repubblica. Prodi non avrà vita facile, non terrà unita la sinistra»
È casuale, ma pur sempre significativo, il gesto tanto atteso che apre il giorno più lungo di Silvio Berlusconi. L'ultimo da presidente del Consiglio con pieni poteri, dopo due governi consecutivi che sono durati complessivamente 1.785 giorni (1.410 il primo, un record nella storia della Repubblica). Significativo perché il destino vuole che la sospirata stretta di mano con Romano Prodi arrivi proprio poche ore prima di salire al Quirinale per rimettere il mandato, quasi fosse un emblematico passaggio di consegne imposto dal destino. Già, perché l'incontro tra i due è fortuito, come pure il fatto di trovarsi a pochi metri di distanza nella basilica romana di Santa Maria degli Angeli ad assistere ai funerali dei tre carabinieri caduti a Nassirya. E Berlusconi non si sottrae: prima una stretta di mano con il neopresidente della Camera Fausto Bertinotti, poi quella tanto attesa con Prodi. La giornata comincia così, di prima mattina. E prosegue con l'ultimo Consiglio dei ministri del governo Berlusconi. Una riunione breve, nella quale il premier fa il bilancio delle cose fatte ma guarda pure al futuro. I complimenti sono per tutti i ministri («avete lavorato bene») e per l'esecutivo nel suo complesso. «Abbiamo completato il programma - dice Berlusconi - e siamo stati senza dubbio il migliore governo della Repubblica. Dobbiamo esserne fieri. Vedrete che fra qualche tempo, quando si inizieranno a sentire gli effetti delle tantissime riforme che abbiamo fatto, ci rimpiangeranno». Allarme del centrodestra: con la Festa del lavoro prove di regime in piazza
Prendere le distanze dai cori oltraggiosi contro i militari di Nassirya non è un pezzo forte del repertorio della nuova maggioranza di governo. Così, il giorno dopo la festa dei lavoratori in cui sono stati contestati a Milano la candidata sindaco Letizia Moratti e a Torino Rocco Buttiglione, ed è tornato lo slogan «Una, cento, mille Nassirya», in tanti, nella nuova opposizione, si chiedono perché le feste nazionali siano diventate «feste di regime», mentre Romano Prodi da alcuni giorni viene accusato, anche da giornali «amici», di essere troppo accomodante nei confronti della sinistra estrema, verso la quale sarebbe necessaria una ben più netta condanna. Condanna arrivata invece per la seconda volta in una settimana dall' Osservatore Romano, foglio della Santa Sede, che ha titolato: «Inaccettabili strumentalizzazioni della grande festa dei lavoratori», sottolineando i «due brutti risvolti» del Primo maggio. «Ancora una volta - accusa il quotidiano d' Oltretevere - una manifestazione di popolo è stata dunque strumentalizzata in modo grave e inaccettabile, sia in piazza dai contestatori, sia successivamente in alcuni commenti a quanto accaduto». Prodi il Primo maggio aveva espresso un disappunto, ma accennato, sulle contestazioni all'ex ministro dell'Educazione: «Già ho espresso la mia indignazione quando è accaduto l'altro giorno. Non posso che essere ancora indignato», aveva detto. «Certe date» vengono festeggiate da qualcuno «come se ci fosse stata in Italia una rivoluzione comunista interrotta ma che un un giorno bisognerà riprendere - osserva Rocco Buttiglione -Il Primo maggio è festa dei lavoratori e non solo di qualcuno». Il Primo maggio non è la festa «di chi sventola una bandiera rossa con falce e martello o ha in tasca una tessera dei sindacati di regime», provoca il leghista Roberto Calderoli, che invita Bruno Ferrante a «dimettersi da candidato sindaco di Milano». La lettera dell'ex prefetto al Corriere della Sera con cui spiega le ragioni delle sue critiche a Letizia Moratti è «degna di un ufficiale della Santa Inquisizione», scrive la Voce Repubblicana. E il viceresponsabile enti locali di Forza Italia, Osvaldo Napoli, si dice «preoccupato per le prove di regime mandate in onda su alcune piazze italiane con la compiacenza della terza carica dello Stato e avverte che a gridare contro Moratti e Buttiglione non erano «pochi facinorosi», come «liquida il minimalismo del centrosinistra», ma «uomini e donne normali, non ragazzi dei centri sociali». Quei fischi se li meritavano, risponde invece il coordinatore dei Verdi Paolo Cento, che non condanna nulla: «I fischi alla Moratti, come quelli a Berlusconi, sono la conseguenza di ciò che ha fatto il governo della Cdl, creando divisioni nel Paese». «I problemi di Milano non si riducono solo a questo», minimizza l' europarlamentare del Pdci Marco Rizzo.Ma la sinistra non è tutta d'accordo, anzi. |