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E' lento il discendere della pioggia
sulle rocce di carne scarnifica
con l' aiuto del tempo cancella e sommerge
si innalzano tappeti folti
parole discese a mo di foglie
inutilmente si ascoltano i venti amici
nulla spezza ciò che autarchici incateniamo
il mondo creato invaghisce i sensi
e da noi parte creazione e dissesto
vagando nell' oscura luce dei nostri pensieri troviamo
uno spiraglio lontano e debole con gli occhi scorgiamo
ed attirati da fulgida ingordigia ricordiamo
la cupidigia del rincorrere e dell' essere rincorsi
l'enfasi stupita del creare insieme
quel tempo in cui eravamo creatori e creati
ed ora siamo albero solitario nel deserto di un'emozione
con l' unico sostentamento per le nostre radici date dal pianto
eppur quel sole tiepido scalda e ricorda
è tempo che si risorga
venuto è il momento di abbandonare le catene strette a noi per mezzo delle nostre dita
e prima lentamente poi ansimante correre avverso quella luce
una fievole luce può esser grande sentiero
se non destinazione può esser traccia
che ci riporti fuori ad inseguire la nuova Alba |